Quando si parla di grasso corporeo è facile pensare a un unico tipo di tessuto, ma la realtà è ben più complessa. Il grasso viscerale si accumula all’interno della cavità addominale, avvolgendo fegato, pancreas, intestino e altri organi vitali, e si comporta in modo differente rispetto al grasso sottocutaneo quello che possiamo palpare con le dita.
Questa differenza non è solo anatomica: il grasso interno è metabolicamente attivo, rilascia citochine pro-infiammatorie e ormoni che alterano il metabolismo glucidico e lipidico. Perciò un eccesso di grasso viscerale è collegato a una serie di patologie croniche, tra cui insulino-resistenza, diabete di tipo 2, dislipidemie, ipertensione, steatosi epatica e malattie cardiovascolari. La circonferenza della vita è un indicatore pratico, mentre tecniche come TC o risonanza magnetica forniscono misurazioni più precise.
Così definisce la scienza il grasso viscerale e i suoi pericoli
Il grasso viscerale è un tessuto adiposo intra-addominale che, a differenza del subtessile sottocutaneo, possiede un alto turnover metabolico. Le sue cellule producono adiponectina, leptina e fattori infiammatori che, in condizioni di sovrappeso, si traducono in uno stato di rischio metabolico cronico. Studi epidemiologici hanno mostrato che, a parità di indice di massa corporea (IMC), le persone con maggiore circonferenza vita hanno probabilità più elevate di sviluppare eventi cardiovascolari. Inoltre, la presenza di grasso viscerale è un fattore predittivo indipendente per la progressione della steatosi epatica non alcolica.
La liposuzione non elimina il rischio: quello che dice la ricerca
Un piccolo studio randomizzato su 36 donne normopeso ha valutato l’effetto della liposuzione addominale sul grasso sottocutaneo. Dopo l’intervento, le partecipanti hanno registrato una riduzione significativa e duratura del tessuto adiposo superficiale. Tuttavia, a sei mesi di follow-up, le donne inattive hanno mostrato un aumento medio del 10 % del grasso viscerale mentre le soggette che praticavano regolarmente attività fisica non hanno evidenziato tale incremento. Il risultato, sebbene limitato a un campione ristretto e a soggetti normopeso, suggerisce che la semplice rimozione del grasso superficiale non riduce automaticamente il rischio metabolico associato al grasso interno.
Diete, esercizio e farmaci: le evidenze per la riduzione del grasso viscerale
Una meta-analisi recente ha aggregato i dati di 40 studi randomizzati, comprendenti più di 2 000 partecipanti, dimostrando che sia la restrizione calorica sia l’attività fisica producono una diminuzione significativa del grasso viscerale. Un secondo confronto, che ha coinvolto 84 studi e quasi 4 800 soggetti sovrappeso o obesi, ha confermato l’efficacia dell’esercizio, sia aerobico che di forza, nel ridurre il tessuto adiposo intra-addominale. L’attività fisica apporta anche benefici ormonali e anti-infiammatori che non possono essere replicati da alcun farmaco attuale.
Esercizio aerobico vs. allenamento di forza
Gli studi indicano che l’allenamento aerobico, come camminata veloce, corsa o ciclismo, è efficace nel diminuire il volume del grasso viscerale, ma la combinazione con esercizi di resistenza potenzia la perdita di massa magra e migliora la sensibilità all’insulina. Perciò, una routine che alterna sessioni cardio a lavori con pesi o esercizi a corpo libero rappresenta l’approccio più completo per chi vuole ridurre il grasso interno.
Nel panorama terapeutico, gli agonisti del recettore GLP-1 (glucagon-like peptide-1) hanno mostrato, oltre alla comprovata perdita di peso, una riduzione specifica del tessuto adiposo viscerale. Una meta-analisi di studi randomizzati su pazienti trattati con questi farmaci ha evidenziato una diminuzione significativa del deposito intra-addominale rispetto ai placebo. Questo dato è importante perché sposta la focus della terapia dell’obesità da una mera perdita di kilogrammi a una valutazione della qualità e della distribuzione del grasso corporeo.
La strategia più efficace per contrastarlo combina una alimentazione bilanciata, un adeguato deficit calorico, attività fisica regolare – sia aerobica che di resistenza – e, quando indicato, l’impiego di farmaci GLP-1. La liposuzione resta una procedura di rimodellamento estetico, utile per il benessere psicofisico, ma non può sostituire gli interventi medici mirati alla salute metabolica.


