I Cibi grassi influenzano il Cervello

grassi idrogenati

I cibi grassi contengono sostanze che influenzano in maniera stretta e negativa il nostro cervello. Questa è la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori della University of Texas Southwestern Medical School degli Stati Uniti. Secondo i ricercatori, quando mangiamo cibi particolarmente grassi, il nostro cervello comunica alle cellule dell’organismo di non prestare attenzione alla presenza nel sangue della leptina e dell’insulina. Ormoni molto importanti nella regolazione del peso corporeo e del senso di sazietà. Se al cervello viene dato l’ordine di ignorare leptina e insulina, il nostro senso di sazietà non si attiva. Quindi, mangiamo oltre misura. Abituarsi ad un’alimentazione corretta basata sull’assunzione di cibi non grassi è dunque essenziale per impedire che venga attivato questo processo. Che a lungo andare potrebbe portare l’obesità e tutte le problematiche ad esse correlate.

Cibi grassi o meglio junk food

Il termine junk food, cibo spazzatura, è stato utilizzato per la prima volta nel 1951 da Michael F.

Jacobson. Per indicare una tipologia di cibo considerato malsano. A causa del suo bassissimo valore nutrizionale e all’elevato contenuto di grassi o zuccheri.
Sono riconducibili a questa tipologia di alimenti: hamburger, cotolette, wurstel, hot dog, pizza, kebab, patate fritte, bibite, dolci elaborati, cioccolato.

Le malattie più comuni verso cui conduce l’uso dei cibi spazzatura sono: l’obesità, il diabete, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e la depressione.

Gli effetti del junk food sulla salute

Uno studio condotto da Paul Johnson e Paul Kenny dello Scripps Research Institute, nel 2008, ha suggerito che il consumo di cibo spazzatura alteri l’attività cerebrale in modo simile a quello provocato dalle sostanze stupefacenti quali la cocaina o l’eroina.

Dopo molte settimane di uso abbondante di cibo spazzatura. Si è notato che la parte del cervello destinata alle stimolazioni del piacere è diventato insensibile richiedendo quantità sempre maggiori di cibo per ritornare sensibile.

Nel 2000 il British Journal of Nutrition. Ha pubblicato uno studio secondo il quale le madri che mangiano cibi grassi durante la gravidanza, aumentano la probabilità di malattie nei figli. Un articolo simile del 2008 suggerisce che le madri che mangiano cibo spazzatura durante la gravidanza o in allattamento hanno figli che sono più inclini all’obesità. I bambini sono anche più inclini a diabete, al colesterolo e problematiche riguardanti la circolazione.

Super Size Me

Super Size Me è un film documentario del 2004 diretto ed interpretato da Morgan Spurlock. Il film è stato candidato nel 2005 per l’Oscar al miglior documentario. Lo scopo di questo film è far vedere gli effetti del consumo giornaliero di cibi grassi di McDonald’s sul fisico e sulla mente. Ne è risultato un forte cambiamento di peso dell’attore e problemi legati alla depressione. Pertanto il protagonista ha avvertito casi di tachicardia. Smettendo così il suo esperimento.

Dopo l’uscita del film, McDonald’s ha deciso di ritirare dal mercato il menu Super Size e ha cominciato a offrire opzioni più bilanciate ai propri clienti. Anche se la catena ha negato di aver apportato questi cambiamenti a causa del documentario.

UK, nuova politica contro l’obesità infantile

Dopo aver puntato sulla riduzione dello zucchero. Con una soda tax che entrerà in vigore il prossimo aprile e l’indicazione verso una riduzione del 20% in alcuni alimenti chiave. Ora il governo britannico indica il nuovo obiettivo del piano di lotta all’obesità. La riduzione delle calorie. Lo ha annunciato Public Health England, agenzia del Dipartimento della salute del Regno Unito. Ricordando che gli adulti consumano in media 200-300 calorie in eccesso al giorno e i bambini stanno seguendo questa strada. Favorita da una disponibilità di cibo come mai c’è stata in precedenza. Il risultato è che un terzo dei bambini è in sovrappeso o obeso quando esce dalla scuola primaria.

Cresce il numero di quelli a cui è stato diagnosticato il diabete di tipo 2, alcuni addirittura a sette anni. Anche in Gran Bretagna, sono i bambini delle classi svantaggiate ad avere maggiori probabilità di essere obesi.

Il governo britannico ha anche deciso un finanziamento di cinque milioni di sterline per una nuova unità di ricerca sulle politiche contro l’obesità presso l’University College London. A partire dalla comprensione delle sue cause, dell’impatto delle disuguaglianze sociali e del marketing rivolto a bambini e famiglie. La ricerca comprenderà anche una valutazione dell’efficacia delle politiche sinora adottate.

La critica della rivista medica The Lancet

La scelta del governo britannico di puntare sulla riduzione delle calorie è stata criticata dalla rivista medica The Lancet. Che in un editoriale conferma le obiezioni già espresse al piano governativo contro l’obesità infantile, giunto al suo secondo anno. Secondo la rivista, si tratta di impegni vaghi, con Public Health England che si limita ad assicurare di lavorare a stretto contatto con l’industria alimentare, alla ricerca di riduzioni volontarie delle calorie, promuovendo una maggior attività fisica. Questo, mentre l’industria continuerà a pubblicizzare alimenti insalubri al suo target di riferimento.

Secondo The Lancet, concentrarsi solo sulla riduzione delle calorie “è allarmante”, perché sarebbe invece necessario un approccio complessivo, affrontando il problema dell’obesità infantile in un modo olistico. L’editoriale definisce “ridicolmente passiva” la posizione dell’agenzia governativa e chiede cosa si stia concretamente facendo per promuovere cibi più sani e dove sia la pianificazione a lungo termine degli ambienti urbani, che possa contribuire alla riduzione dell’obesità, facilitando e promuovendo una maggior attività fisica.

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