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Negli ultimi anni l’ictus ha smesso di essere percepito come un problema esclusivamente degli anziani: i casi tra le persone sotto i 55 anni sono in aumento e questo fenomeno richiede una lettura attenta dei fattori di rischio e delle risposte possibili. Abbiamo raccolto le osservazioni del Professor Danilo Toni, direttore dell’Unità Trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma e presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Odv, che descrive il rischio come il risultato dell’azione combinata di più elementi nocivi.
Capire le cause, però, non basta: serve mettere in pratica azioni concrete a livello individuale e collettivo. Questo articolo esplora le evidenze epidemiologiche, il ruolo centrale dell’obesità e delle abitudini alimentari, l’importanza del movimento quotidiano e lo stato dell’assistenza sanitaria dedicata all’ictus in Italia.
Perché l’ictus sta crescendo tra i più giovani
L’aumento dei casi in età lavorativa è reale e preoccupante: studi internazionali, incluso un’analisi pubblicata su The Lancet, evidenziano un incremento di circa il 20% nelle fasce sotto i 55 anni. Tra le cause vanno citate non solo l’abuso di sostanze e alcol, ma soprattutto la diffusione precoce di condizioni metaboliche che un tempo si manifestavano in età adulta. L’obesità, la resistenza insulinica e il diabete creano un terreno favorevole per l’insorgenza di eventi cerebrovascolari, e spesso queste condizioni nascono in età infantile: in Italia quasi il 20% dei bambini risulta in sovrappeso e circa 1 su 10 è obeso.
Il ruolo dell’obesità come fattore principale
L’obesità agisce come un vero e proprio «capobanda» tra i fattori di rischio: determina uno stato infiammatorio cronico, danneggia i vasi sanguigni e favorisce ipertensione e diabete. Per valutare il rischio individuale è utile usare il BMI, ovvero l’indice di massa corporea, calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri: è questo parametro che aiuta a stabilire se una persona rientra nelle categorie di sovrappeso o obesità. Per molti la percezione allo specchio non è sufficiente: bastano pochi chilogrammi in più per spostarsi nella zona di rischio.
Prevenzione: quanto potere abbiamo davvero?
Secondo gli esperti, la maggior parte degli eventi ischemici potrebbe essere evitata agendo sui fattori modificabili. In termini teorici si stima che fino al 90% degli ictus sia prevenibile con il controllo di pressione, colesterolo, fumo, consumo di alcol e stile di vita attivo. Questo non è un invito moralistico, ma una constatazione sulla capacità reale di ridurre il rischio: la prevenzione efficace combina terapia medica, scelte alimentari e attività fisica quotidiana.
Una parte del problema è economica e culturale: gli alimenti ad alta densità calorica e le bevande zuccherate spesso sono più accessibili e meno costosi rispetto a frutta e verdura fresca. È facile trovare al bar una brioche a basso costo mentre una macedonia può risultare più cara, e ciò spinge molte famiglie a scegliere opzioni meno salutari. Contrastare questo trend richiede politiche pubbliche, educazione alimentare e scelte informate fin dall’infanzia.
Cosa fare se l’ictus arriva e come funziona il sistema di cura
L’ictus è una patologia tempo-sensibile: ogni minuto conta perché i neuroni privati di ossigeno muoiono rapidamente. In Italia operano circa 220 stroke unit, un numero significativo ma ancora inferiore rispetto alle necessità stimate (circa 300). Il divario tra Nord e Sud si sta riducendo grazie ad interventi locali — la Campania è citata come esempio di miglioramento — ma resta cruciale potenziare le strutture e ridurre i tempi di accesso alle cure.
Ogni anno si registrano circa 120.000 nuovi casi di ictus in Italia: la mortalità a un anno si aggira intorno al 30%. Tra i sopravvissuti, circa il 40% ha un buon recupero funzionale, mentre il restante 30-40% convive con disabilità di entità variabile. Questi numeri sottolineano l’importanza di prevenire l’evento oltre che di migliorare la rete di assistenza e riabilitazione.
Le tre regole pratiche da mettere in atto
Il Professor Danilo Toni sintetizza la prevenzione in tre semplici, ma efficaci, indicazioni: prima di tutto l’aderenza alla terapia prescritta dal medico (se è stata indicata una pillola per la pressione, va assunta regolarmente); poi seguire una Dieta mediterranea con meno zuccheri, meno grassi saturi e alcol e più alimenti freschi; infine fare movimento ogni giorno: bastano 45 minuti di camminata a passo sostenuto per ottenere benefici significativi. Sono misure non costose e applicabili da subito.
In sintesi, l’ictus è oggi una minaccia che coinvolge anche chi è giovane, perché gli stili di vita sbagliati agiscono precocemente. Intervenire a livello individuale e collettivo, rafforzare le stroke unit e diffondere educazione alimentare sono passi complementari per ridurre l’impatto di questa malattia.
La chiamata all’azione è chiara: controllare il peso, rispettare le terapie, scegliere cibi freschi e muoversi ogni giorno. Sono azioni che proteggono il cervello e migliorano la salute complessiva.



