Longevità e invecchiamento: il cervello come barometro biologico secondo la Stanford University

Un gruppo di ricercatori della Stanford University, guidato da Tony Wyss-Coray, ha scoperto che l'età biologica del cervello potrebbe essere il miglior indicatore della longevità

L’età anagrafica è solo un numero, ma l’età biologica dei nostri organi può raccontare una storia completamente diversa. Due persone della stessa età possono avere organi che hanno invecchiato a ritmi diversi, e questa osservazione ha aperto nuove frontiere nella ricerca sulla longevità.

La proteomica plasmatica un metodo che analizza migliaia di proteine nel sangue, sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo l’invecchiamento. Questo approccio permette di ottenere una sorta di impronta biologica dell’invecchiamento di vari organi, tra cui cuore, fegato, reni, polmoni, sistema immunitario e cervello.

Il cervello come indicatore principale della longevità

Tra tutti gli organi studiati, il cervello è emerso come il principale indicatore della longevità. Nei soggetti con un cervello biologicamente estremamente invecchiato il rischio di morte nei successivi 15 anni è risultato superiore del 182% rispetto a chi ha un invecchiamento cerebrale nella media. Al contrario, un cervello biologicamente estremamente giovane è associato a una riduzione del rischio di mortalità del 40%.

Utilizzando tecniche di machine learning e dati provenienti da oltre 60.000 persone, i ricercatori hanno analizzato l’invecchiamento di 40 diversi tipi cellulari. In questa analisi, l’invecchiamento dei neuroni è risultato essere il secondo fattore più associato alla mortalità, subito dopo quello delle cellule muscolari scheletriche.

L’invecchiamento cerebrale e la malattia di Alzheimer

Un’altra scoperta interessante riguarda la relazione tra l’invecchiamento cerebrale e la malattia di Alzheimer. Un cervello biologicamente molto invecchiato è associato a un rischio di Alzheimer sporadico paragonabile a quello osservato nei portatori di una copia di APOE ε4 uno dei principali fattori genetici di rischio. Al contrario, un cervello particolarmente giovane mostra un’associazione protettiva paragonabile a quella osservata nei portatori di due copie di APOE ε2.

Il cervello come barometro della longevità

Questi modelli, tuttavia, non sono ancora strumenti di previsione per la durata della vita del singolo individuo. La domanda fondamentale rimane: il cervello è davvero uno dei principali determinanti della longevità oppure rappresenta un barometro che riflette l’invecchiamento e le malattie dell’intero organismo?

Saranno necessari ulteriori studi longitudinali e trial clinici prima che questi strumenti possano trovare una reale applicazione nella medicina. Gli stessi ricercatori mettono in discussione la parola orologio sottolineando che ciò che interessa non è misurare il tempo, ma comprendere quanto un tessuto si discosti biologicamente da ciò che ci aspetteremmo in base all’età anagrafica.

Forse, quindi, la domanda più interessante non sarà più soltanto quanti anni abbiamo? ma come stanno invecchiando i nostri organi?. E tra questi, il cervello potrebbe diventare uno dei testimoni più sensibili della nostra storia biologica.

Scritto da Roberto Capelli

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