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Pertosse nei bambini: contagio, sintomi e vaccino

pertosse

La pertosse è una malattia infettiva che spesso contraggono i bambini. Cerchiamo di conoscerla meglio e vediamo di saperne di più circa il contagio, i sintomi e la possibilità di sottoporsi ad un vaccino.

Pertosse

La pertosse è chiamata anche con l’appellativo di “tosse dei 100 giorni”, proprio perché non dura effettivamente poco. Si tratta di una malattia di tipo batterico infettiva, molto contagiosa. La persona può avere tosse così forte da provare anche conati di vomito. Addirittura, si può sperimentare una grande stanchezza per lo sforzo e avere difficoltà a respirare. E’ provocata dal batterio gram negativo chiamato Bordetella Pertussis.

Pertosse contagio

Abbiamo visto come sia molto contagiosa, specialmente nei bambini. L’incubazione riguarda un periodo che va dai sette ai dieci giorni. La malattia può verificarsi anche negli individui che sono stati vaccinati. In questo caso, i sintomi saranno molto più lievi. La trasmissione del bacillo avviene per via respiratoria, cioè attraverso la saliva espulsa con la tosse o gli starnuti.

Il batterio non vive nell’ambiente esterno, ma il suo habitat naturale riguarda appunto le vie respiratorie, laringe, faringe e naso.

E’ qui che cresce e si moltiplica. Si tratta di una malattia che può insorgere a qualsiasi età, anche se la manifestazione è più frequente nei bambini dai due agli otto anni. Le persone sono infette dall’inizio dei sintomi, fino a circa tre settimane dalla fine delle crisi di tosse. I casi trattati con antibiotici permettono una veloce regressione della malattia. Dopo cinque giorni, infatti, queste persone non sono più contagiose. La diagnosi deve essere ovviamente effettuata da un medico competente. Il fai da te è sempre vietato, in quanto molto dannoso. Sarà il medico curante o il pediatra che diagnosticherà la presenza di questa malattia e che ne deciderà il trattamento.

Pertosse sintomi

Vediamo, adesso, quali sono i sintomi della pertosse. E’ importante riconoscere i sintomi, proprio perché questi sono spesso molto simili ad altre banali infezioni batteriche o virali, come un mal di gola o l’influenza. Per capire se una persona è affetta da pertosse, in genere si prescrive un emocromo.

La linfocitosi può essere un indizio diagnostico di pertosse. Attraverso un tampone nasofaringeo è possibile verificare la presenza del sopracitato batterio.

I sintomi si attestano in febbre, spesso anche molto alta, forte tosse tale da provocare conati di vomito o problemi di respirazione, affanno, stanchezza, dolori articolari, raffreddore, congestione nasale. In genere, il primo sintomo è il raffreddore. In alcuni bambini, i sintomi sono così forti da richiedere l’ospedalizzazione. Ci vuole particolare attenzione nei bambini che hanno meno di un anno, perché può avere conseguenze invalidanti come epistassi, otite, polmonite o broncopolmonite. Nei casi più gravi, la pertosse può portare addirittura ad encefalopatia. La morte è molto rara.

In particolare, la malattia si articola in tre fasi ben distinte. La prima fase è data da quella catarrale, che dura circa 14 giorni e che si presenza con febbre lieve o assenza di febbre. Successivamente, troviamo una fase convulsiva, che può durare anche sei settimane. Presente la tosse stizzosa e fastidiosa, urlo inspiratorio e espulsione di catarro (che può apparire denso e vischioso). E’ questa la fase più critica della malattia.

Infine, troviamo la fase di convalescenza, che dura all’incirca due settimane.

Pertosse vaccino

L’unica arma per la prevenzione della pertosse sembra essere il vaccino. Si tratta di una misura preventiva da sempre strettamente consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Si stima che soltanto nel 2002, infatti, tale vaccinazione abbia salvato la vita a mezzo milione di persone.

Esso è efficace in circa l’80% dei casi. Nonostante siano molte le persone che si sottopongono a tale vaccinazione, questa malattia non è ancora estinta. L’immunizzazione non vale per tutta la vita. Sembra, infatti, che protegga soltanto per circa venti anni. Dobbiamo, però, considerare che l’infanzia è il periodo in cui la malattia è molto più contagiosa.

Per coloro che sono nati dopo il 2017, la vaccinazione è diventata obbligatoria. Essa viene effettuata con un’unica iniezione, che riguarda anche l’anti poliomielite, l’anti difeterite, l’antitenatica, l’anti epatite B e anti Haemophilus Influenzae tipo B. I soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale, cioè coloro che hanno già contratto la malattia, sono esonerati.

Essendo una vaccinazione obbligatoria, è un requisito per l’ammissione ad asilo nido o scuole dell’infanzia. Le persone che vivono con soggetti malati di pertosse, in via del tutto preventiva, sono invitati ad assumere antibiotici. Ovviamente, ciò deve essere deciso dal medico curante nelle sedi opportune.

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