In Italia, la procreazione medicalmente assistita è in costante crescita, con circa 100mila cicli eseguiti ogni anno. Nonostante la precisione richiesta, gli errori possono accadere, come dimostra il recente caso all’Ospedale San Raffaele di Milano. Gli esperti sottolineano che, sebbene gli scambi di embrioni siano rari, le tecnologie moderne potrebbero eliminare completamente questi rischi.
Il caso del San Raffaele e la scoperta tempestiva
Il 27 luglio, durante una procedura di fecondazione assistita, è stato rilevato un potenziale scambio di embrioni. Fortunatamente, il personale medico ha immediatamente notato l’errore e ha proceduto con un lavaggio della cavità uterina per prevenire l’impianto. Secondo Adolfo Allegra, presidente del Cecos Italia entro 12 giorni sarà possibile confermare che la paziente non è rimasta incinta. Questo episodio evidenzia l’importanza di controlli rigorosi durante ogni fase del processo.
Tecnologie di tracciamento: una soluzione obbligatoria?
Attualmente, la normativa prevede che due embriologi monitorino il trasferimento degli embrioni. Tuttavia, l’errore umano è sempre possibile. Secondo i dati, un caso di scambio di provetta si verifica in media ogni 15mila procedure. Tuttavia, molti di questi errori potrebbero passare inosservati. Per ridurre ulteriormente i rischi, gli esperti propongono l’introduzione di sistemi di controllo automatizzati.
Il precedente del 2013 all’ospedale Pertini di Roma
Un caso emblematico risale al 2013, quando all’ospedale Pertini di Roma furono trasferiti nell’utero di una donna degli embrioni appartenenti a un’altra coppia. L’errore fu scoperto solo quando la gravidanza era già in corso, portando alla nascita di due gemelli e a una complessa battaglia legale tra le coppie coinvolte. Questo episodio ha messo in luce la necessità di misure preventive più efficaci.
L’appello per l’obbligatorietà dei sistemi di tracciamento
Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione afferma che le tecnologie attuali permettono di tracciare spermatozoi, ovociti e embrioni in tutte le fasi del processo. Questi sistemi, se resi obbligatori per legge, potrebbero eliminare quasi completamente il rischio di errori. Secondo Greco, l’adozione di tali tecnologie è una priorità per garantire la sicurezza e la tranquillità delle coppie che si affidano alla fecondazione assistita.


