Quali sono le piante adattogene e a cosa servono

Scopriamo quali sono le piante che vengono definite adattogene e come agiscono

Si parla di sostanza adattogena, in questo caso piante, quando è in grado di rendere l’organismo più efficiente nell’adattarsi alle numerose situazioni che inducono stress, potenziandone i meccanismi vitali di adattamento.

Lo stress fisico e mentale può causare disturbi quali ansia, insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, squilibri alimentari, stanchezza e depressione.

Per combatterli, il nostro organismo mette in atto meccanismi di difesa psico-fisiologici riparatori, producendo modificazioni biologiche, ormonali, neurovegetative e immunitarie, allo scopo di migliorare la capacità di resistenza e difesa.

Se la reazione del nostro organismo risulta troppo intensa o troppo prolungata, ne può derivare un costante senso di affaticamento, apatia, astenia, difficoltà di memoria, scarso rendimento nello studio e nel lavoro, difficoltà di concentrazione, una tensione costante che impedisce il sonno e riduce la capacità di recupero.

Quali sono le piante adattogene? Come si definiscono tali e a cosa servono

Le piante adattogene, assunte come estratti o integratori, sono rimedi capaci di produrre un generale miglioramento delle condizioni psicofisiche attraverso un incremento della resistenza alla fatica, una migliore regolazione delle funzioni metaboliche ed un aumento delle capacità cognitive.

Diverse piante sono descritte come “adattogene”, tra queste, ad esempio:

    • Ginseng
    • Eleuterococco (o ginseng russo)
    • Rodiola (o ginseng siberiano)
    • Schisandra dalla Cina
    • Ashwagandha (Withania somnifera o ginseng indiano)
    • Melissa
    • Griffonia
    • Guaranà
    • Biancospino

Nel 1968, i primi ricercatori siberiani, definirono tre criteri per caratterizzare un adattogeno:

      • Aumenta la resistenza del corpo contro aggressori di diversa natura (fisici, chimici o biologici) in modo non specifico;
      • Presenta un’influenza normalizzante, indipendentemente dai cambiamenti delle norme fisiologiche;
      • Mostra un’assenza di tossicità e influenza le normali funzioni del corpo.

L’azione adattogena delle piante può quindi essere caratterizzata come:

      • una risposta non specifica = risposta indotta a tutti i fattori di stress (biologici, chimici, fisici);
      • un effetto generale = non ha come obiettivo un organo, una funzione fisiologica o una patologia in particolare;
      • un’azione normalizzante = aumento delle capacità omeostatiche del corpo (ad esempio, adattabilità e resistenza del corpo allo stress);
      • azioni polivalenti = implicazioni di diversi meccanismi (o diversi effetti biologici immediati).

Piante adattogene: gli studi che hanno stabilito quali sono e come agiscono

Le prime ricerche condotte su questo tipo di sostenze, risalgono agli anni 40 quando un farmacologo russo ha cercato di definire il tipo di azione di alcune piante come il ginseng.

È stato così creato nel 1947 il concetto di “adattogeno” che caratterizza “una sostanza farmacologica capace di indurre in un corpo uno stato di maggiore resistenza non specifica che contrastava i segnali di stress e si adattava ad uno sforzo eccezionale”.

La più studiata è la rodiola, che veniva tradizionalmente impiegata in Siberia dalla medicina popolare per alleviare la sensazione di stanchezza e i diversi disagi causati da agenti stressogeni con impatti fisico-psichico.

Si è così scoperto che agisce sugli stati d’ansia e sulla depressione come calmante, riuscendo a dare un senso di benessere generale. La pianta, infatti riesce a stimolare la produzione di serotonina, conosciuta come ormone del “benessere”, ma contemporaneamente, riesce anche a migliorare le capacità intellettive e mnemoniche e a combattere l’insonnia. Nei primi anni ’60 il lavoro di ricerca fu continuato dal capo del dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’adattamento a Vladivostok, in particolare sull’eleuterococco.

Le prove cliniche più convincenti sull’efficacia degli adattogeni sono state osservate negli studi relativi ai loro effetti neuroprotettivi e alle funzioni cognitive in caso di affaticamento, nonché alla loro efficacia in caso di astenia e depressione.

Scritto da Alexandra Tubaro
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