Le lesioni della cuffia dei rotatori rappresentano una delle cause più comuni di dolore alla spalla. Questo complesso muscolo-tendineo, composto da quattro strutture principali, svolge un ruolo cruciale nella stabilizzazione della spalla e nei movimenti articolari. Tra le patologie più gravi vi sono le lesioni massive, che possono compromettere significativamente la funzionalità dell’articolazione.
Le lesioni massive della cuffia dei rotatori sono caratterizzate da un diametro superiore o uguale a 5 cm o dal distacco completo di almeno due tendini. Queste lesioni possono essere acute o croniche, e la loro riparabilità dipende da vari fattori, tra cui la qualità del tessuto tendineo e la presenza di artrosi gleno-omerale.
Prevalenza e classificazione delle lesioni massive
Le lesioni massive rappresentano tra il 28% e il 40% di tutte le lesioni della cuffia dei rotatori. La loro prevalenza aumenta con l’età del paziente. Le lesioni postero-superiori, che interessano il sopraspinoso e il sottospinoso sono più comuni rispetto a quelle antero-superiori, che coinvolgono il sopraspinoso e il sottoscapolare.
Le lesioni massive acute, anche se di grandi dimensioni, possono essere riparate se il tendine è di buona qualità. Al contrario, lesioni croniche con tessuto tendineo deteriorato possono essere molto difficili da riparare. La valutazione della riparabilità richiede un’accurata valutazione artroscopica e un tentativo di riparazione.
Il transfer del latissimus dorsi: una soluzione efficace
Il transfer del latissimus dorsi è una tecnica chirurgica che utilizza il muscolo latissimus dorsi per stabilizzare la testa omerale. Questo muscolo, uno dei più grandi del corpo, origina dalla regione lombare e si inserisce sull’omero. Il transfer del latissimus dorsi è stato inizialmente sviluppato per trattare le sequele di paralisi ostetriche del plesso brachiale.
Christian Gerber ha introdotto per primo l’uso del transfer del latissimus dorsi per le rotture massive della cuffia dei rotatori. La tecnica è stata successivamente perfezionata da vari autori, tra cui E. Gervasi, che ha sviluppato una tecnica artroscopica per evitare incisioni chirurgiche invasive.
Vantaggi del transfer del latissimus dorsi
Il transfer del latissimus dorsi offre numerosi vantaggi. Trasla infero-medialmente la testa omerale, ripristinando la normale cinematica della spalla e la pressione di contatto tra testa omerale e glenoide. Questo intervento è meno invasivo rispetto alla protesi inversa di spalla e può ritardare la degenerazione artrosica articolare.
Un posizionamento mediale e craniale del transfer sulla testa dell’omero migliora l’effetto di stabilizzazione e centramento gleno-omerale, aumentando la forza di trazione verso il basso. Questo intervento è indicato per pazienti con lesioni massive non riparabili della cuffia dei rotatori, senza segni di artropatia, e con buona qualità del tessuto osseo.
Indicazioni e controindicazioni
Le principali indicazioni per il transfer del latissimus dorsi includono lesioni massive non riparabili della cuffia dei rotatori, dolore continuo e notturno, fallimento di precedenti interventi di riparazione o tentativi riabilitativi, e buona qualità del tessuto osseo. Tra le controindicazioni vi sono marcata condropatia gleno-omerale o franca artrosi, rottura completa non riparabile del sottoscapolare, e severa osteoporosi o osteopenia.
Pazienti con obesità grave, eccessiva muscolatura, malattie sistemiche gravi o malattie mentali devono essere valutati con particolare attenzione a causa dell’alto rischio chirurgico e della scarsa compliance al trattamento riabilitativo successivo.
Tecnica chirurgica
La tecnica chirurgica del transfer del latissimus dorsi combina approcci artroscopici e open. Il paziente viene posizionato in decubito laterale con un apposito supporto. Viene eseguita una valutazione artroscopica per definire l’entità e la gravità della lesione della cuffia e delle strutture articolari.
Successivamente, viene preparato lo spazio posteriore tra deltoide e cuffia posteriore residua, liberandolo da aderenze e dalla borsa. Un accesso di pochi centimetri a livello ascellare permette di individuare, isolare e distaccare il tendine del latissimus dorsi dalla sua inserzione omerale. Il tendine, una volta imbastito, viene trasportato a livello intrarticolare e fissato sul trochite omerale tramite due ancorette self punch.
La tenuta del transfer viene infine valutata artroscopicamente eseguendo gentili movimenti della spalla nei diversi piani dello spazio.
Il transfer del latissimus dorsi rappresenta una tecnica chirurgica collaudata ed efficace per il trattamento delle lesioni massive irreparabili della cuffia dei rotatori. In mani esperte, questo intervento permette di ottenere ottimi risultati in termini di recupero dei ROM, forza e capacità del paziente di ritornare all’attività lavorativa e sportiva.
Una giusta indicazione all’intervento, la corretta selezione del paziente e una adeguata fisioterapia e riabilitazione successiva sono imprescindibili per la buona riuscita del transfer.


