La domanda «Perché sempre più professionisti della farmacia sono alla ricerca di strumenti per migliorare la loro condizione lavorativa?» ha innescato, nei mesi precedenti la fiera, un confronto che ha dato origine a un approccio nuovo e pratico per il settore. Dal dialogo del Tavolo 2 di New Generation Lab è nato un modello sintetico e simbolico chiamato D.A.R.E. — Direzione, Autoconsapevolezza, Relazione ed Eudaimonia — pensato per mettere le persone al centro della farmacia senza sacrificare la sostenibilità economica.
Il tavolo D.A.R.E. di New Generation Lab prima della fiera
Il lavoro collettivo che ha preceduto la manifestazione ha raccolto esperienze e idee per trasformare il concetto di benessere organizzativo: non più una lista di incentivi, ma un percorso condiviso che richiede visione e partecipazione. Il modello D.A.R.E. propone che la costruzione del benessere organizzativo sia un processo partecipato tra titolari e collaboratori, dove ogni componente dell’organizzazione riconosce ruoli e responsabilità e contribuisce alla direzione comune.
I quattro pilastri del modello D.A.R.E.
Il modello mette in evidenza quattro aree chiave: Direzione (definire visione e obiettivi), Autoconsapevolezza (consapevolezza delle competenze e dei limiti), Relazione (qualità delle interazioni interne) e Eudaimonia (il benessere inteso come realizzazione personale). Questi elementi non sono presentati come formule magiche, ma come strumenti culturali che richiedono esercizio e coerenza organizzativa nel tempo.
Intervento di Erica Tramontini e Francesco Manfredi all’Agorà di Cosmofarma
Durante l’Agorà di Cosmofarma il tema è stato ripreso e approfondito da due professionisti con competenze complementari: Erica Tramontini Chief Happiness Officer di Marketers e Francesco Manfredi commercialista e revisore legale presso Studio Guandalini. L’incontro ha sottolineato che la ricerca del benessere in farmacia e la solidità economica sono obiettivi reciprocamente rafforzanti e non alternativi.
La visione economica di Francesco Manfredi
Manfredi ha richiamato l’attenzione sulla complessità del ruolo del titolare di farmacia, che oggi copre funzioni manageriali, commerciali, organizzative e di gestione delle risorse umane. In questo quadro, il welfare aziendale viene spesso introdotto come risposta emergenziale alle richieste del personale o al fenomeno del turnover; tuttavia, il suo valore reale emerge quando viene trattato come un investimento strategico pianificato nel tempo. Per attivare questo investimento è necessaria una farmacia economicamente solida, capace di generare valore prolungato.
La prospettiva umana di Erica Tramontini
Erica Tramontini ha rimarcato che il benessere sul lavoro poggia su aspetti che vanno oltre i numeri: sicurezza, gratificazione e qualità delle relazioni — definiti durante l’incontro come i tre pilastri fondamentali. Soprattutto le nuove generazioni cercano nel lavoro crescita e significato, perciò l’ascolto e la qualità delle comunicazioni interne diventano fattori organizzativi imprescindibili e non semplici attività marginali.
Dal dibattito è emerso il concetto di purpose come collante: il welfare è uno strumento utile, ma ciò che davvero unisce il team è la condivisione di un obiettivo significativo. Esplicitare valori e visione, coinvolgere il personale nelle scelte e valorizzare ruoli differenti sono passaggi essenziali per costruire un progetto comune e sostenibile.
Valore non registrato in bilancio ma strategico
Un ulteriore tema trattato è stato il divario tra risultati economici immediati e impatti a medio-lungo termine del welfare: riduzione del turnover, prevenzione del burnout, miglioramento del clima interno e rafforzamento del senso di appartenenza sono effetti che generano valore nel tempo ma difficilmente compaiono subito nei bilanci. È stata inoltre sottolineata l’assenza di soluzioni universali: ogni farmacia deve costruire un percorso sartoriale che tenga conto delle proprie caratteristiche, delle esigenze del team e delle risorse disponibili.
L’incontro ha ricordato infine che il welfare non si identifica con l’elenco dei benefit offerti: la vera attrattività di un’organizzazione passa dalla qualità dell’esperienza lavorativa, dal sentirsi ascoltati e coinvolti in un progetto condiviso.


