Le estati italiane, un tempo sinonimo di vacanze e relax, stanno diventando sempre più un periodo di stress e ansia per molti. Le ondate di calore prolungate e le notti tropicali stanno cambiando la nostra percezione del pericolo, soprattutto per chi ha figli piccoli o anziani di cui prendersi cura. Questo fenomeno, noto come climate anxiety o ansia climatica, sta trovando sempre più terreno fertile nel nostro Paese.
Le estati mediterranee, storicamente calde ma vivibili, si sono trasformate in una sequenza di bollini rossi ministeriali e siccità prolungate. Questo contesto climatico ha modificato radicalmente la percezione del pericolo quotidiano, soprattutto per le persone più vulnerabili.
Chi è più colpito dall’ansia climatica?
Gli studi di psicologia ambientale evidenziano come le donne e i giovani siano i soggetti più esposti al distress mentale legato al cambiamento climatico. In particolare, gli esperti parlano di ansia anticipatoria una condizione in cui il cervello rimane in uno stato di allerta permanente dopo aver vissuto un evento traumatico come un’alluvione o un’ondata di calore estrema.
Le risposte a questo stress sono varie: c’è chi valuta di non avere figli, chi progetta di trasferirsi in zone più fresche e chi vive con l’ossessione del meteo, controllando lo smartphone decine di volte al giorno. Questo fenomeno è noto come quello dei rifugiati climatici per scelta volontaria.
La realtà italiana: un territorio vulnerabile
In Italia, le città-forno come quelle della Pianura Padana e del centro-sud sperimentano l’effetto isola di calore urbana dove il cemento trattiene il calore anche durante le ore notturne. Inoltre, non tutti possono permettersi di installare o mantenere accesi condizionatori d’aria h24, alimentando il fenomeno della povertà energetica. La preoccupazione principale dei caregiver italiani riguarda la gestione di anziani e neonati, categorie a forte rischio di disidratazione e colpi di calore.
Come gestire l’ansia da ondata di calore
L’ansia climatica è una reazione emotiva razionale a una minaccia reale, ma quando diventa bloccante è necessario attuare strategie di coping per preservare la salute mentale. Gli psicoterapeuti suggeriscono alcuni passi fondamentali per non cadere nel doomerismo, il rassegnato senso di ineluttabilità.
1. Spezzare l’isolamento Esiste un forte divario tra quanto le persone sono preoccupate per il clima e quanto credono che lo siano gli altri. Parlare apertamente delle proprie paure con amici, familiari o gruppi di supporto aiuta a comprendere di non essere soli.
2. Trasformare l’ansia in azione comunitaria Il modo migliore per contrastare il senso di impotenza è l’azione locale. Aderire ad associazioni di quartiere, partecipare a progetti di riforestazione urbana, promuovere la mobilità sostenibile o anche organizzare mercatini del riuso sono attività che restituiscono un senso di controllo ed efficacia.
3. Prendersi cura degli aspetti fisiologici La salute fisica influenza direttamente quella mentale. Il calore eccessivo altera il sonno, aumenta i livelli di cortisolo e peggiora l’umore. Ridurre la temperatura corporea (docce tiepide, panni freschi sul collo, idratazione costante) è un gesto fisiologico primario per segnalare al cervello che il corpo non è sotto minaccia immediata.
4. Praticare l’auto-compassione Riconoscere che le proprie emozioni nascono dal profondo rispetto e cura per la vita e per le generazioni future aiuta a non colpevolizzarsi. Accettare di non poter risolvere da soli una crisi globale è il primo passo per concentrarsi su ciò che è realmente in nostro potere.


