Il tumore al seno rappresenta una delle sfide più importanti per la salute femminile. La chiave per ridurre l’incidenza e migliorare la prognosi risiede nella prevenzione attiva e nella diffusione di informazioni corrette. Con l’obiettivo di dare risposte chiare a milioni di donne, la dottoressa Carmen Criscitiello, responsabile dell’oncologia all’Humanitas San Pio X, ha illustrato i punti fondamentali da tenere presente, dal rischio genetico alle nuove frontiere terapeutiche.
Molte donne credono erroneamente che l’assenza di casi nella propria famiglia escluda il pericolo. Tuttavia, la realtà è ben diversa: solo una piccola frazione di tumori è legata a fattori ereditari, mentre la stragrande maggioranza si presenta in modo sporadico. Analizzare regolarmente i protocolli di screening rimane quindi imprescindibile per chiunque, indipendentemente dal proprio albero genealogico.
Rischio genetico e familiarità: più di quanto si creda
Circa il 15-20% dei tumori mammarri è associato a componenti ereditari. Quando nella famiglia emerge una mutazione BRCA1 o BRCA2 le linee guida raccomandano di iniziare la mammografia già a 35 anni, integrandola con ecografia mammaria e risonanza magnetica. La decisione di sottoporsi a test genetici non deve essere presa alla leggera: comporta implicazioni emotive e la possibilità di interventi profilattici, come la chirurgia preventiva. L’iter prevede di testare prima il parente portatore della mutazione, per poi estenderlo agli altri membri sani.
Quando è opportuno effettuare il test genetico
Un test è consigliato se vi è una diagnosi confermata di mutazione in famiglia, anche in assenza di tumore personale. Non esiste un’età fissa, ma a partire dalla giovane età adulta è possibile valutare l’esame. Il risultato positivo può aprire la strada a strategie di sorveglianza più intensive e, in alcuni casi, a interventi chirurgici preventivi, sempre dopo un’attenta consulenza psicologica.
Miti diffusi e verità scientifiche
Internet è pieno di affermazioni non supportate dai dati. L’uso di reggiseni con ferretto, ad esempio, non è collegato allo sviluppo del tumore; le donne possono indossarli senza timori. Allo stesso modo, non esiste evidenza che i deodoranti aumentino il rischio oncologico. Queste credenze sono state smontate da numerosi studi che non hanno trovato alcuna correlazione significativa.
Un altro mito riguarda lo zucchero si sostiene che alimenti ricchi di zuccheri “nutrano” il tumore. In realtà, tutte le cellule, sane o malate, necessitano di glucosio per produrre energia. Ridurre l’apporto di zuccheri è consigliabile per la salute generale, ma non è una terapia mirata contro il cancro. Per quanto riguarda la mammografia le radiazioni impiegate sono minute; il rapporto beneficio-rischio è fortemente a favore dell’esame, che resta il pilastro della diagnosi precoce.
Stile di vita, segnali d’allarme e terapie all’avanguardia
Mantenere un indice di massa corporea adeguato, soprattutto dopo la menopausa, è fondamentale. Il tessuto adiposo produce estrogeni, che possono alimentare la crescita tumorale. L’attività fisica regolare, consigliata tra 150 e 300 minuti settimanali di esercizio aerobico moderato, riduce il rischio di comparsa e di recidiva. Camminate veloci, nuoto, yoga o Pilates sono esempi efficaci; anche gesti quotidiani come preferire le scale all’ascensore contribuiscono al dispendio energetico.
I segnali da non trascurare includono la comparsa di un nodulo o di un linfonodo ingrossato, la retrazione del capezzolo e la tipica “cute a buccia d’arancia”. Qualsiasi cambiamento cutaneo o dimensionale richiede una valutazione clinica immediata. Per le forme metastatiche, la medicina moderna ha abbracciato il concetto di cronicizzazione l’obiettivo è trasformare la malattia in una condizione gestibile a lungo termine, grazie a terapie mirate continue che mantengono buona qualità di vita.


