Nel periodo che precede la Giornata mondiale della salute mentale, Medici Senza Frontiere ha presentato in Italia la campagna “Anche questa è cura”. L’iniziativa nasce dall’esigenza di dare visibilità a quei momenti in cui la mente sembra non concedere una pausa, la stanchezza si fa opprimente e il respiro sembra mancare. L’obiettivo è chiarire che tali sensazioni non sono semplici “sviste” temporanee, ma possibili segnali di un disagio più profondo che, se riconosciuto in tempo, può essere affrontato con il supporto adeguato.
Dalla crisi globale al territorio italiano: le radici della campagna
Il progetto si fonda sull’esperienza accumulata in più di settantacinque paesi dove la salute mentale è diventata una priorità nelle situazioni di emergenza. Tra i casi più emblematici, il Centro di salute mentale di Vinnycja in Ucraina registra che circa il 50 % dei pazienti assistiti presenta disturbo da stress post-traumatico. A Palermo, un programma dedicato ai migranti sopravvissuti a torture ha evidenziato come il trauma persistente richieda interventi psicologici continui. Interventi analoghi sono stati implementati a Gaza e in Cisgiordania, dimostrando che la psicologia umanitaria è fondamentale anche nei contesti più conflittuali.
Segnali di allarme quotidiani e come riconoscerli
La campagna invita a prestare attenzione a espressioni che nella vita di tutti i giorni possono sembrare semplici sfoghi. Frasi come “Sono a pezzi” o “Mi manca il respiro” indicano spesso un sovraccarico emotivo. Questi “campanelli d’allarme” non definiscono un disturbo specifico, ma segnalano che lo stress sta superando la capacità di gestione. Altre manifestazioni fisiche – oppressione toracica, tensione muscolare, difficoltà digestive o sonno interrotto – sono anch’esse espressioni corporee di sofferenza psicologica soprattutto in chi non ha familiarità con il linguaggio della psicologia.
Il ruolo del corpo nei disturbi post-traumatici
Quando lo stress è prolungato, come accade in guerra, torture o migrazioni forzate, il corpo può rimanere in uno stato di allerta permanente. Le caratteristiche tipiche del disturbo da stress post-traumatico includono ricordi intrusivi, incubi ricorrenti, evitamento di luoghi o persone legate al trauma, irritabilità e alterazioni dell’umore. Tuttavia, non tutti coloro che vivono un evento traumatico sviluppano il disturbo; la vulnerabilità dipende da fattori individuali, dalla natura dell’evento e dal supporto ricevuto dopo l’accaduto.
In Italia, l’accesso ai percorsi di cura è spesso ostacolato da barriere burocratiche, economiche e dallo stigma sociale. La psicoterapeuta Flavia Calò sottolinea che la sofferenza psicologica può aggravarsi non solo per l’esperienza vissuta, ma anche per la difficoltà a trovare risposte adeguate. Federica Gianotti esperta di salute mentale in contesti umanitari, aggiunge che viviamo in un’epoca di crescenti disuguaglianze, crisi climatica e conflitti, elementi che rendono la percezione del futuro sempre più fragile.
Per chi desidera approfondire, è disponibile una brochure divulgativa gratuita scaricabile online, che guida il lettore nel riconoscere quando lo stress supera i limiti gestibili e suggerisce le prime azioni da intraprendere. La risorsa comprende consigli pratici, indicazioni su come parlare apertamente delle proprie difficoltà e suggerimenti per accedere a servizi di supporto psicologico, sia pubblici che privati.
Riconoscere i segnali, chiedere aiuto e sfruttare gli strumenti messi a disposizione rappresenta il primo passo verso una migliore salute psicologica, sia per chi è direttamente colpito da crisi internazionali sia per chi vive le proprie battaglie quotidiane in Italia.


