Il ticket sanitario subirà una revisione a partire dal 21 settembre 2026. Il nuovo tariffario nazionale comprende 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale, 222 codici relativi all’assistenza prostetica e una serie di dispositivi per persone con disabilità. L’obiettivo è uniformare le tariffe in tutta Italia, dopo anni di grande eterogeneità tra le Regioni.
Le nuove tariffe in vigore dal 21 settembre 2026
Le novità non si limitano a una semplice aggiunta di numeri: la legge stabilisce che, in molte Regioni, il ticket rimarrà vincolato a un tetto di 36,15 € per ricetta. Quando il costo complessivo delle prestazioni supera tale soglia, la parte eccedente è a carico del Servizio sanitario, non del cittadino. Questo meccanismo significa che l’aumento della tariffa non si traduce automaticamente in un aumento del ticket, soprattutto se la prescrizione include più esami.
Perché il tariffario è stato modificato nuovamente
Nel 2024 il Ministero della Salute aveva introdotto un primo tariffario unico, ma le strutture private accreditate hanno contestato l’insufficienza degli importi, ritenendoli incompatibili con i costi reali. Il ricorso al TAR del Lazio nel settembre 2025 ha annullato il decreto, pur mantenendo temporaneamente le tariffe contestate. Il giudice ha ordinato al Ministero di rielaborare i dati, conferendo un anno di tempo per adeguare i valori. Il risultato è l’attuale revisione, che prevede un rialzo per circa 450 prestazioni.
Impatto economico complessivo
Secondo le stime ministeriali, l’incremento dei ticket comporterà una spesa aggiuntiva di circa 27 milioni di euro all’anno per le casse statali e regionali. Tuttavia, l’effetto concreto sul cittadino varia: per le prestazioni che rimangono al di sotto del tetto regionale, il ticket medio aumenta di circa 1,00-1,50 €. Per la maggior parte dei codici, la tariffa resta invariata con otto prestazioni su dieci che non subiscono variazioni.
Qual è l’effettivo impatto sui ticket dei cittadini
L’analisi di quasi mille prestazioni, selezionate perché il loro valore era vicino o inferiore al limite di 36,15 €, mostra che gli aumenti non sono generalizzati. Quando la visita o l’esame è prescritto da solo, l’aumento è più probabile che si traduca interamente nel ticket. Se, invece, la ricetta contiene più interventi e il totale supera già il tetto, l’incremento può essere assorbito dal Sistema sanitario.
Esempi di prestazioni
Tra le prestazioni analizzate, non subiscono variazioni le visite di controllo specialistico, le radiografie ed ecografie di routine e la densitometria ossea. Al contrario, la prima visita specialistica e alcuni esami più complessi (come alcune tomografie) presentano un aumento medio di 1,5 €.
È consigliabile verificare sempre la somma totale delle prestazioni sulla ricetta per capire se si raggiunge il limite di 36,15 € e, in tal caso, quale parte spetterà al Servizio sanitario.


