Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a esplorare il legame tra il virus HPV e le comunità microbiche del tratto genitale inferiore, definite Community State Types (CST). Queste indagini si inseriscono in un quadro più ampio di fattori ambientali, immunitari e ormonali che possono co-modulare la probabilità che un’infezione da HPV si trasformi in una lesione precancerosa o, nei casi più gravi, in carcinoma del collo dell’utero.
Il HPV ad alto rischio in particolare i tipi 16 e 18, è noto per essere il promotore principale della carcinogenesi cervicale, ma non tutte le infezioni evolvono verso il cancro. Il 40-60% delle trasmissioni avviene durante rapporti non protetti o semplici contatti cutanei, e la maggior parte delle infezioni è transitoria, con una risoluzione spontanea entro 12-24 mesi in circa il 90% dei casi.
Le cinque tipologie di microbioma vaginale (CST) e il loro impatto sull’HPV
Lo studio del Human Microbiome Project (2007-) ha mappato la diversità batterica umana, mentre la ricerca del 2010 guidata da Jacques Ravel ha identificato cinque Community State Types distinti nella flora vaginale di donne in età fertile.
CST I, II, III e V: la predominanza dei Lactobacillus
Quattro dei CST sono dominati da specie del genere Lactobacillus. Questi batteri producono acido lattico, mantengono un pH basso (intorno a 4,0-4,5) e creano un ambiente sfavorevole a patogeni e a ceppi oncogeni di HPV. La presenza di Lactobacillus crispatus o Lactobacillus jensenii, in particolare, è stata associata a una minore probabilità di persistenza virale.
CST IV: microbioma eterogeneo e pH elevato
Il CST IV non presenta un Lactobacillus dominante; al suo posto si trovano anaerobi come Gardnerella vaginalisPrevotella e Mobiluncus. Questo stato è tipico della vaginosi batterica, accompagnato da un pH più alto, che favorisce l’infezione da HPV e la sua progressione verso lesioni di tipo CIN/HSIL. Sebbene non esista ancora una prova di causalità, le associazioni tra disbiosi e gravità dell’infezione sono ricorrenti nella letteratura.
HPV: diffusione, persistenza e fattori coadiuvanti
L’infezione da HPV è una delle più diffuse a trasmissione sessuale al mondo; la maggior parte delle persone sessualmente attive ne entra a contatto almeno una volta nella vita. Con l’avanzare dell’età l’incidenza diminuisce, ma la persistenza dell’infezione tende ad aumentare, rendendo le donne più anziane maggiormente a rischio di sviluppare lesioni cervicali.
Circa il 10% dei casi di HPV non vengono eliminati dal sistema immunitario entro due anni, diventando persistent infection. In questo contesto, la composizione del microbioma, lo stato immunitario e gli ormoni possono influenzare la capacità del corpo di “effettuare il clearance” del virus.
World GO Day e screening gratuito in Marche: il ruolo del test HPV
Il 19 Settembre 2026, in occasione della Giornata mondiale contro i tumori dell’apparato genitale femminile (World GO Day), l’Azienda Sanitaria Territoriale di Ancona ha lanciato un richiamo alle donne tra i 30 e i 64 anni per partecipare allo screening gratuito del cancro del collo uterino.
Il test HPV ha rivoluzionato la diagnosi precoce: a differenza del Pap test tradizionale, che rileva alterazioni cellulari già instauratesi, il test individua il DNA dei ceppi ad alto rischio prima che compaiano lesioni visibili. Questo permette di identificare le soggettiche a rischio con diversi anni di anticipo e di allungare l’intervallo di controllo fino a 5 anni in caso di esito negativo.
Le donne residenti nelle Marche possono accedere al programma semplicemente rispondendo alla lettera di invito ricevuta a domicilio o contattando il numero verde 800 267 267 (attivo dal lunedì al venerdì, 9:00-13:00). La combinazione di screening tempestivo e di una corretta gestione del microbioma vaginale rappresenta, secondo gli esperti, la strategia più efficace per ridurre l’incidenza dei tumori ginecologici.


