Dieta planetaria e mediterranea: il legame tra salute e ambiente

La dieta mediterranea non è solo salutare, ma anche sostenibile. Scopri come può aiutare a combattere il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico sta trasformando radicalmente il nostro modo di vivere, compreso ciò che portiamo in tavola. Le ondate di calore e gli eventi meteorologici estremi stanno mettendo a dura prova l’agricoltura e la sicurezza alimentare. In questo contesto, la dieta mediterranea emerge come un modello non solo salutare, ma anche sostenibile, capace di conciliare il benessere umano con la tutela dell’ambiente.

La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha recentemente pubblicato due studi che evidenziano come la dieta mediterranea possa essere una declinazione concreta della Planetary Health Diet proposta dalla Commissione internazionale EAT-Lancet. Questa dieta non è un regime di moda, ma una cornice scientifica che cerca di rispondere alla domanda cruciale: come assicurare un’alimentazione adeguata a una popolazione in crescita rispettando i limiti ecologici del pianeta?

Dieta mediterranea e planetaria: due facce della stessa medaglia

Il primo studio confronta la Dieta Planetaria con le linee guida di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. A prima vista, potrebbero sembrare modelli lontani: da un lato una proposta globale, dall’altro una tradizione radicata nella storia e nell’agricoltura dei Paesi del Mediterraneo. Tuttavia, l’analisi mostra una forte sovrapposizione: entrambe assegnano un ruolo cardinale a cereali integralifruttaverdura e grassi insaturi con un’impronta ampiamente vegetale alla base dei pasti quotidiani.

La Dieta Planetaria accentua l’importanza di legumi e frutta a guscio ricchi di proteine e fibre; il modello mediterraneo mantiene peculiarità legate alle produzioni locali, come la centralità dell’olio extravergine d’oliva e alcune specificità per i lattiero-caseari. Non è una contraddizione, ma il riflesso dei territori. La sostenibilità non impone di mangiare le stesse cose ovunque: chiede di perseguire gli stessi obiettivi con percorsi compatibili con le diverse culture alimentari.

Misurare la sostenibilità delle diete

Il secondo studio, realizzato dal gruppo SINU Giovani, affronta una questione apparentemente tecnica ma decisiva: come stabilire se una persona segue davvero la Dieta Planetaria? Gli autori hanno realizzato una revisione sistematica della letteratura, individuando 26 diversi indici per misurare l’aderenza al modello EAT-Lancet. Questi strumenti, però, non sono omogenei: variano alimenti considerati, quantità di riferimento, criteri, punteggi e modalità di calcolo.

La revisione non boccia gli strumenti esistenti, ma invoca maggiore armonizzazione: servono criteri condivisi, trasparenti e comparabili, senza irrigidirli fino a cancellare le differenze culturali. L’equilibrio da raggiungere è misurare una direzione comune senza negare le specificità locali. Un indice internazionale dovrebbe riconoscere che si può seguire la Dieta Planetaria attraverso olio d’oliva e legumi nel Mediterraneo come mediante altri prodotti in contesti diversi.

Cosa cambia nel carrello della spesa

Le indicazioni dei due studi si traducono in azioni quotidiane semplici. Non serve trasformare ogni pasto in un esame di sostenibilità: basta ricalibrare con gradualità la frequenza delle scelte. Più vegetali al centro del piatto, riscoprire legumi e frutta a guscio preferire prodotti di stagione e locale, e tagliare gli sprechi prima di comprare altro.

La responsabilità non può gravare solo sui consumatori: le scelte dipendono da ciò che si trova nei negozi, nelle mense, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Prezzi, disponibilità, tempo per cucinare, accesso all’informazione e qualità dell’offerta pesano più di quanto si ammetta. Chiedere a tutti di cambiare senza offrire opzioni accessibili rischia di rendere la sostenibilità un lusso.

La Dieta Mediterranea è compatibile con il futuro del Pianeta, ma non coincide con un’alimentazione ricca di prodotti ultraprocessati, carni in eccesso, snack, bevande zuccherate e piatti pronti. Il modello originario è una cucina di verdure, legumi, cereali e pane, frutta, olio d’oliva e preparazioni semplici, con gli alimenti di origine animale inseriti in un quadro prevalentemente vegetale e vario.

Il futuro del cibo potrebbe non somigliare a un laboratorio di fantascienza: potrebbe avere il profumo di una zuppa di legumi, di una pasta con le verdure, di pane con olio d’oliva e di una tavola dove nulla si spreca. Per aiutare il Pianeta non dobbiamo rinunciare al gusto: dobbiamo tornare a riconoscere il valore di ciò che mettiamo nel piatto.

Scritto da Emanuele Galli

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