Negli ultimi anni la ricerca oncologica ha evidenziato come il movimento non sia soltanto un complemento terapeutico, ma una vera e propria leva per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Se per i tumori solidi le prove sono ormai consolidate, per le patologie ematologiche – leucemia, linfoma, mieloma – il quadro è ancora in costruzione. In questo contesto, la conferenza stampa organizzata per presentare la Fitwalking for AIL ha fornito nuovi spunti e ha annunciato l’avvio di un importante studio nazionale.
Alla presentazione è intervenuta la dottoressa Maria Cristina Cox, ematologa presso il Policlinico Tor Vergata di Roma e docente di Esercizio fisico adattato per la prevenzione delle malattie oncologiche all’Università San Raffaele. La sua esperienza clinica ha permesso di mettere in luce le potenzialità dell’attività fisica nel contesto delle terapie ematologiche, evidenziando sia le conoscenze attuali sia le lacune da colmare.
Fitwalking for AIL: la camminata di solidarietà del 27 settembre
Il 27 settembre si è svolta la Fitwalking for AIL una camminata di beneficenza promossa dall’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma (Ail). L’evento, aperto a tutti i cittadini, ha combinato sport e solidarietà, raccogliendo fondi per la ricerca e per il sostegno ai pazienti. Oltre alla componente filantropica, la camminata ha avuto anche una valenza scientifica: è stata la cornice ideale per lanciare la discussione sull’importanza dell’attività fisica nella cura delle patologie ematologiche.
Il ruolo dell’esercizio fisico nei tumori ematologici, secondo l’ematologa Cox
Maria Cristina Cox ha sottolineato che, sebbene le evidenze sui tumori solidi siano ormai consolidate, nel campo delle malattie del sangue la letteratura resta scarsa. “Nel settore oncoematologico abbiamo ancora bisogno di più studi”, ha dichiarato, indicando che la ricerca è in fase embrionale ma promettente. Per la dottoressa, l’attività fisica può mitigare complicazioni tipiche delle terapie, quali la tossicità cardiologica i deficit cognitivi la diminuzione dell’efficienza cardiovascolare e la sarcopenia (perdita di massa muscolare).
Benefici osservati finora
Le prime analisi suggeriscono che l’esercizio regolare possa rendere le terapie più tollerabili, riducendo il rischio di interruzioni dovute a effetti collaterali. Inoltre, alcuni dati preliminari indicano un possibile impatto positivo sulla prognosi con una riduzione delle recidive. Tuttavia, Cox ha precisato che, a differenza dell’oncologia solida, le prove non sono ancora sufficientemente robuste per formulare linee guida definitive.
Prospettive di ricerca e nuovo studio nazionale
Grazie all’impegno di Ail, a breve partirà in Italia il primo studio nazionale dedicato ai pazienti ematologici. Il progetto prevede l’arruolamento di soggetti affetti da diverse forme di leucemia, linfoma e mieloma, tutti in una fase critica del percorso terapeutico. A ciascuno verrà proposto un programma personalizzato di esercizio pensato per migliorare la capacità funzionale e la resistenza ai trattamenti. Gli obiettivi primari saranno la valutazione dell’impatto sulla qualità di vita e sulla tolleranza alle terapie, mentre gli obiettivi secondari comprenderanno un’analisi più approfondita delle possibili ricadute e della sopravvivenza complessiva.
Il coinvolgimento di numerosi centri clinici e la diversità dei protocolli di esercizio offrono la possibilità di generare dati con una validità statistica elevata. Se i risultati confermeranno le ipotesi preliminari, l’attività fisica potrà essere integrata come componente standard delle cure per le neoplasie del sangue, aprendo la strada a una medicina più preventiva e personalizzata.


