Nuovi dati Adaura: Osimertinib porta il 79% di sopravvivenza a 8 anni

Otto pazienti su dieci vivono otto anni dopo l’intervento grazie a osimertinib, il nuovo standard per il NSCLC EGFR‑mutato

Il carcinoma polmonare rimane la prima causa di mortalità oncologica a livello mondiale, responsabile di quasi un decesso su cinque. La forma più frequente è il tumore polmonare non a piccole cellule (NSCLC), che rappresenta l’80-85% dei casi diagnosticati. La maggior parte dei pazienti viene identificata in fase avanzata, ma una frazione (circa il 25-30%) presenta una malattia localizzabile e quindi potenzialmente operabile. In quest’ultima categoria, la possibilità di intervenire con una terapia adiuvante mirata ha assunto un ruolo sempre più centrale negli ultimi anni.

Prevalenza delle mutazioni EGFR nel NSCLC

Le mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (mutazione EGFR) sono presenti in circa il 10-15% dei NSCLC in Europa e negli Stati Uniti, mentre in Asia la prevalenza raggiunge il 30-40%. Questa alterazione genetica rende i tumori sensibili a farmaci inibitori della via EGFR, aprendo la strada a trattamenti di medicina di precisione. Identificare la presenza della mutazione al momento della diagnosi è ormai considerato un passo obbligatorio nella gestione multidisciplinare del paziente, poiché consente di indirizzare la terapia verso la più efficace opzione disponibile.

Osimertinib: il farmaco mirato di terza generazione

Osimertinib sviluppato da AstraZeneca, è stato approvato in Italia nel 2022 per il trattamento adiuvante dei NSCLC EGFR-mutati in stadio precoce. Si tratta di un inibitore della tirosina chinasi di terza generazione, capace di bloccare in modo più permanente la segnalazione oncogenica e di ridurre la comparsa di resistenze rispetto ai composti di prima generazione. La terapia prevede una somministrazione continuativa per tre anni dopo la resezione completa del tumore, con l’obiettivo di eliminare le cellule micro-metastatiche residue.

Risultati principali dello studio Adaura

Lo studio di fase III Adaura ha coinvolto 682 pazienti sottoposti a resezione chirurgica completa, randomizzati a ricevere osimertinib o placebo per tre anni. Nella popolazione globale (stadi IB-IIIA) la sopravvivenza a otto anni è stata del 79% per il gruppo trattato, contro il 64% osservato nei pazienti che hanno ricevuto placebo, corrispondente a una riduzione del rischio di morte del 48% (HR 0,52; IC 95% 0,39-0,71). Nel sottogruppo di analisi primaria, costituito da pazienti in stadio II-IIIA, il 74% dei soggetti in terapia con osimertinib era ancora vivo a otto anni, rispetto al 58% del braccio di controllo, con una diminuzione del 47% del rischio di morte (HR 0,53; IC 95% 0,38-0,75). Nessun nuovo problema di sicurezza è emerso durante il follow-up a lungo termine.

Implicazioni cliniche e cambiamento di paradigma

Secondo Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, i dati confermano che l’uso precoce di osimertinib per tre anni dopo l’intervento chirurgico rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma. La terapia adiuvante ha dimostrato di migliorare in modo significativo la sopravvivenza globale offrendo a quasi otto pazienti su dieci la possibilità di vivere almeno otto anni post-operatori. Questo risultato sottolinea l’importanza di includere il test per la mutazione EGFR nella fase diagnostica, affinché il maggior numero possibile di pazienti possa beneficiare della medicina di precisione.

Altri dati di supporto presentati al WCLC26

Nel contesto del congresso World Conference on Lung Cancer (WCLC26) a Seoul, sono stati presentati anche risultati di studi real-world che confermano l’efficacia di osimertinib. Un’indagine retrospettiva su coorti statunitensi con NSCLC EGFR-mutato ha evidenziato che l’interruzione precoce del farmaco, prima del completamento dei tre anni, raddoppia il rischio di recidiva o di morte. Un ulteriore studio di fase III, denominato Flaura2 ha mostrato che la combinazione di osimertinib con chemioterapia a base di platino-pemetrexed in setting avanzato migliora la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale, indipendentemente dalla presenza della mutazione TP53.

La diffusione di questi dati nelle linee guida cliniche potrebbe tradursi in un aumento significativo delle cure curative disponibili a livello globale.

Scritto da Emanuele Galli

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