Obesità giovanile in Italia: dati, impatti e interventi legislativi

L'obesità in Italia sta colpendo sempre più i giovani, con un aumento significativo tra le donne under 34. Scopri i dati e le strategie politiche per contrastare questa epidemia.

L’obesità in Italia rappresenta una delle sfide più urgenti del nostro tempo, con un impatto sempre più evidente sulle generazioni più giovani. Secondo i dati più recenti, la percentuale di popolazione in eccesso di peso è rimasta stabile al 46,4% nel 2026, ma è emerso un preoccupante aumento tra i giovani, in particolare tra le donne under 34.

L’ottavo Italian Barometer Obesity Forum, tenutosi a Roma il 7 luglio ha messo in luce questi dati allarmanti, evidenziando la necessità di interventi mirati e strategie politiche efficaci per contrastare questa epidemia.

L’allarme obesità tra i giovani

La percentuale di giovani donne con obesità tra i 18 e i 34 anni è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% attuale, registrando un incremento del 75%. Questo aumento supera quello dei coetanei maschi, che è stato del 35%. La situazione è ancora più critica se si considera l’età evolutiva: nel biennio 2026-2026 oltre un minore su quattro tra i 3 e i 17 anni (26%) si è trovato in condizione di eccesso ponderale, con un picco del 32,3% nella fascia d’età tra i 3 e i 10 anni.

L’analisi statistica ha messo in luce una forte correlazione con il contesto familiare e socio-economico. Il tasso di minori in eccesso di peso sale al 35,8% se entrambi i genitori condividono la stessa condizione. Inoltre, il fenomeno colpisce maggiormente i contesti con minori strumenti educativi ed economici: la percentuale raggiunge il 33,8% nelle famiglie con un basso livello di istruzione dei genitori, a fronte del 20,3% registrato nei nuclei in cui almeno un genitore possiede una laurea.

L’obesità come malattia complessa

Gli esperti riuniti a Roma hanno ribadito l’urgenza di sradicare il pregiudizio che riduce l’obesità a una colpa individuale. Si tratta di una patologia complessa e multifattoriale, con forti radici genetiche, amplificata dalla sedentarietà. Come evidenziato da Paolo Sbraccia Presidente della Fondazione IBDO, la gravità clinica risiede nella natura multisistemica della malattia, associata a gravi complicanze quali diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemie, apnee notturne e patologie cardiovascolari.

Nel caso specifico delle giovani donne, l’obesità triplica il rischio di infertilità e incrementa le probabilità di aborto spontaneo, aggravando inoltre il quadro della sindrome ovarica poliendocrino-metabolica. Questi dati sottolineano l’importanza di un approccio integrato e multidisciplinare per affrontare questa patologia.

Strategie politiche e sanitarie

Sul piano legislativo, l’Italia si pone come modello internazionale grazie all’approvazione della prima legge al mondo che riconosce l’obesità quale malattia cronica. Il Ministro della salute, Orazio Schillaci ha confermato che la direzione strategica è tracciata, anche grazie all’integrazione della patologia nel nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, volto a promuovere stili di vita attivi integrando sanità, scuola e sport.

Per tradurre il dettato normativo in azioni concrete, i parlamentari Roberto Pella e Daniela Sbrollini Presidenti dell’Intergruppo Parlamentare obesità, diabete e Malattie Croniche non Trasmissibili, hanno sottolineato la necessità di potenziare i percorsi di cura applicando i principi del Piano della Cronicità. Gli obiettivi centrali comprendono lo stanziamento di risorse adeguate, il rafforzamento della medicina territoriale, l’educazione alimentare e un accesso più equo e omogeneo all’innovazione terapeutica e specialistica.

L’evento è stato realizzato con il supporto scientifico ed istituzionale di vari enti, tra cui l’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, l’Intergruppo parlamentare qualità di vita nelle città, l’Intergruppo Parlamentare Sanità digitale e terapie digitali, l’Intergruppo parlamentare per la prevenzione delle emergenze e l’assistenza sanitaria nelle aree interne, la Fondazione IBDO, l’Istat, Coresearch, Crea Sanità, Bhave, l’Università di Roma Tor Vergata – Dipartimento di medicina dei servizi, le società scientifiche di area, Italian Obesity Network, Open Italy, FIAO – Federazione Italiana delle Associazioni dell’Obesità e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

Scritto da Camilla Pellegrini

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