Lenin e le sue condizioni di salute: un viaggio tra diagnosi e ipotesi

La vita di Lenin fu segnata da numerose malattie e condizioni di salute critiche. Scopriamo insieme le sue battaglie mediche e i dubbi che ancora oggi circondano la sua morte.

La vita di Vladimir Lenin, figura centrale della rivoluzione russa, fu segnata non solo da eventi politici, ma anche da una serie di problemi di salute che ne influenzarono profondamente l’esistenza. Dalle prime infanzia fino agli ultimi giorni, Lenin lottò contro numerose malattie, alcune delle quali rimangono ancora oggi avvolte nel mistero.

Fin da bambino, Lenin era noto per avere una testa particolarmente grande e sproporzionata rispetto al corpo, una caratteristica che lo portava a perdere spesso l’equilibrio e a cadere, procurandosi ripetuti traumi cranici. La madre temeva che queste cadute potessero causare deficit neurologici, ma Lenin riuscì a superare queste difficoltà e a svilupparsi normalmente.

Le malattie di Lenin: una vita segnata dalla sofferenza

Da adulto, Lenin fu colpito da numerose malattie comuni per l’epoca, tra cui il tifo, carie dentarie, sindromi influenzali e l’erisipela, un’infezione della cute. Soffriva inoltre di insonnia, cefalea e dolori addominali ricorrenti. A 38 anni, durante un attentato, subì due colpi di pistola: un proiettile gli trapassò un polmone e si conficcò nella clavicola, mentre l’altro rimase bloccato alla base del collo.

Nei due anni precedenti alla sua morte, Lenin subì ben tre ictus. I migliori medici d’Europa furono consultati per formulare ipotesi sulle cause di queste condizioni, tra cui intossicazione cronica da piombo per i proiettili ritenuti, aterosclerosi cerebrale ed endoarterite sifilitica. Quest’ultima ipotesi portò Lenin a sottoporsi a una terapia con arsenico, allora in voga, ma l’autopsia non confermò la presenza di sifilide.

L’eredità di un rischio cardiovascolare

La famiglia di Lenin aveva una storia di problemi cardiovascolari. Suo padre morì giovane, a 54 anni, probabilmente per un’emorragia cerebrale in corso di tifo. Anche la maggior parte dei suoi sette fratelli non raggiunsero un’età avanzata: due morirono in età infantile, un fratello fu giustiziato a 21 anni e un altro morì di tifo a 19 anni. Tra i rimanenti, una sorella morì a 71 anni per infarto, un’altra a 59 per una crisi cardiaca e un fratello a 69 per quella allora definita una crisi stenocardica.

Lenin, tuttavia, non presentava i noti fattori di rischio per l’infarto: non era iperteso, non fumava, era un bevitore occasionale e praticava regolarmente attività fisica. Non aveva avuto infezioni o tumori cerebrali. La risposta al suo ictus sembra essere la familiarità: i tre fratelli che raggiunsero un’età avanzata erano cardiopatici e suo padre morì per lo stesso motivo. È possibile che in famiglia fosse presente una ipercolesterolemia severa con le note conseguenze sull’apparato cardiovascolare.

Il mistero delle crisi epilettiche

Un altro aspetto misterioso della salute di Lenin riguarda le crisi epilettiche che lo colpirono nei giorni precedenti il decesso. Qualsiasi tipo di avvelenamento può causare crisi epilettiche, e questo ha portato a ipotesi di avvelenamento. Il principale sospettato in tal caso sarebbe stato Stalin, che vedeva in Lenin un possibile ostacolo alla sua ascesa al potere.

Dal 1921 in poi, Lenin si lamentava regolarmente per l’insonnia e il mal di testa, non riusciva a concentrarsi, scrivere o lavorare. Scrisse a Gorky: “Sono così stanco che non vorrei far nulla”. Stalin addirittura scrisse una nota segreta al Politburo nel 1923 affermando che Lenin stesso aveva chiesto a lui di avvelenarlo per porre fine alle sue sofferenze. Stalin rispose che non poteva rifiutarsi di farlo e avrebbe provveduto al momento giusto, pur mancandogli il coraggio. Tuttavia, sappiamo quanto Stalin fu spietato e quindi verosimilmente mentiva.

Dopo la sua morte, in Russia venne proibito di eseguire test tossicologici sul cadavere. Il dubbio quindi resta. L’ipercolesterolemia severa sembra essere il maggior indiziato, e se Lenin fosse vissuto oggi, con i farmaci a disposizione, probabilmente avrebbe avuto altri 20-25 anni di vita… sempre che nel frattempo non fosse stato assassinato.

La storia probabilmente sarebbe stata diversa.

Scritto da Emanuele Galli

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