Riposo, disturbi del sonno, insonnia e sonniferi: il problema

di Gianfranco Di Mare

Performance Engineer
 

Il 75% degli italiani accusa disturbi del sonno. È stato ribadito ieri, nel corso del supplemento Salute del TG2, curato da Luciano Onder.
Si tratta di una percentuale enorme, che certamente testimonia il disagio di molte persone che non riposano quanto vorrebbero.

La mia esperienza professionale (e la clinica) indicano chiaramente che una persona che riposi completamente ha il doppio della forza, il doppio del buonumore, il doppio della potenza immunitaria, il doppio dell’efficienza. Il punto su cui si sbaglia spesso l’analisi del problema (e la proposta di soluzioni) è che si dà troppa importanza al numero di ore in cui si dorme.
E questo sposta il problema, e ci allontana dalle soluzioni…

Il nostro sonno è fatto a strati.

Tutti abbiamo certamente sperimentato diverse profondità di sonno: a volte sonnecchiamo, a volte chiudiamo gli occhi un momento e quando li riapriamo è passata magari mezz’ora; a volte non ci svegliano neanche le famose cannonate, a volte siamo certissimi di non aver chiuso occhio per tutta la notte ma poi chi ci sta vicino ci dice “ma no, russavi beatamente…”.

Esistono, in effetti, diversi livelli di profondità di sonno. Per semplificare, possiamo secondo me riasumerli in tre stadi principali: sonno leggero, sonno medio e sonno profondo.

La prima cosa importante da sapere:

I vari livelli di profondità del sonno sono contigui l’uno all’altro; per arrivare al sonno profondo  passiamo per il sonno medio; per svegliarci dal sonno medio passiamo per il sonno leggero.

Immaginate, insomma, che i tre livelli di profondità del sonno siano come tre piani contigui in un palazzo: per passare da uno all’altro dobbiamo necessariamente percorrerli in ordine.

La seconda cosa importante da sapere:

È stato visto che il livello di riposo soggettivamente percepito è proporzionato al tempo di permanenza nello stadio del sonno profondo.

Analizzando un ideale diagramma della profondità del sonno in un individuo normale, si vede che il riposo notturno ha quasi la forma di un encefalogramma: nel corso dei minuti passiamo – anche con una certa rapidità – da uno stadio all’altro, solitamente oscillando per tutta la notte tra i vari stadi. La durata di queste oscillazioni, la loro forma e la loro frequenza, però, non sono prestabilite: cambiano da individuo a individuo, da notte a notte e certamente da momento a momento.

Il sonno profondo, solitamente, viene toccato per alcuni minuti diverse volte nel corso del riposo. Sommando i tempi di permanenza nel sonno profondo, si è visto che  solitamente si passano nel sonno profondo da 50 minuti a tre ore per… sessione. Solo poche persone, in effetti, realizzano tre ore di sonno profondo. La media delle persone ne colleziona, in un ciclo di riposo, da 50 a 90 minuti.

La terza cosa importante da sapere:

Non importa quale sia la durata del sonno complessivo, purché la durata del sonno profondo sia elevata.

Paradossalmente, una notte di riposo potrebbe essere fatta così:
mezz’ora per addormentarsi e scendere nel sonno profondo tre ore di sonno profondo mezz’ora per risalire e svegliarsi
Una persona che passasse la notte in questo modo si sveglierebbe, dopo quattro ore, sentendosi forte e riposata come non mai.

Esistono persone che non hanno mai raggiunto nella loro vita le due ore di sonno profondo.

Naturalmente, a parità di minuti di sonno profondo, meglio il sonno medio che un sonno leggero…

Il semplice modello che vi ho proposto spiega, secondo me, in maniera efficace molti casi pratici: la persona che dorme dieci, dodici ore per notte ma si sveglia sempre stanca; chi si sveglia sempre alla stessa ora, riposato, non importa a che ora sia andato a dormire; la differenza delle sensazioni quando veniamo svegliati di colpo o ci svegliamo con calma; chi non si sveglia anche se lo si chiama a gran voce e chi non dorme (o dorme male) perché tenuto sveglio magari dal passaggio delle automobili sotto la finestra di casa.

Due note di colore.
Ad eliminare uno specifico rumore ci pensiamo automaticamente: vedi le persone che vivono a Niagara Falls, proprio sopra le cascate (120 dB!): i locali riescono tranquillamente a parlare tra di loro, o a sentire musica: il cervello pensa, automaticamente, a filtrare il segnale non gradito. Oppure pensiamo semplicemente a chi vive in prossimità della ferrovia, e dopo un po’ non si accorge più dei treni notturni.

Non è vero che chi si sveglia con un piccolo rumore ha per forza il “sonno leggero”: abbiamo la possibilità di mettere una sveglia selettiva, per cui un tuono non ci disturba ma al primo vagito notturno del nostro piccolo, nella culla di fianco al letto, siamo subito pronti ad accudirlo.

Fin qui, il problema. Nel prossimo post, pro e contro delle soluzioni. Accorrete riposati 🙂

Image courtesy http://it.health.yahoo.net

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