Nel 2026, il mondo continua a fare progressi nella lotta contro la fame, ma il traguardo Fame Zero entro il 2030 rimane ancora lontano. Questo è il messaggio chiave del rapporto Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2026 (SOFI), pubblicato congiuntamente da FAOIFADUNICEFProgramma Alimentare Mondiale (PAM) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Secondo il documento, nel 2026 il 7,8% della popolazione mondiale ha sofferto la fame, un calo rispetto all’8,1% del 2026 e all’8,6% del 2026. In termini assoluti, si tratta di circa 645 milioni di persone quasi 14 milioni in meno rispetto all’anno precedente e 43 milioni in meno nell’arco di tre anni.
Progressi e disomogeneità geografiche
La tendenza è positiva, trainata principalmente dai risultati ottenuti in Asia e in America Latina e Caraibi. Tuttavia, la situazione rimane estremamente disomogenea. L’Africa si conferma l’area più colpita: nel continente vivono circa 309 milioni di persone denutrite e oltre la metà della popolazione sperimenta forme di insicurezza alimentare moderata o grave.
A livello globale, più di 2,1 miliardi di individui nel 2026 non hanno avuto un accesso regolare a cibi adeguati per qualità o quantità. Un dato in miglioramento rispetto agli anni scorsi, ma ancora superiore ai livelli precedenti alla pandemia.
Il costo di una dieta sana
Un capitolo specifico del report è dedicato al costo di una dieta sana tuttora uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile Fame Zero. Nel 2026, il costo medio mondiale è salito a 4,28 dollari al giorno (a parità di potere d’acquisto) e circa 2,69 miliardi di persone — quasi una su tre — non possono ancora permettersela.
Le disparità regionali sono marcate: in Africa il 66,6% della popolazione non ha la possibilità economica di accedere a un’alimentazione adeguata. Le dinamiche di filiera incidono in modo decisivo sui prezzi al consumo. Le attività a valle della produzione agricola pesano tra il 70 e il 75% di quanto pagano i consumatori, e fino al 40% dei costi totali è riconducibile a trasformazione, logistica e commercio all’ingrosso.
Aumentare l’efficienza delle filiere
Aumentare l’efficienza di questi segmenti è cruciale, soprattutto per ridurre il prezzo degli alimenti deperibili e ad alto valore nutritivo.
Le agenzie delle Nazioni Unite avvertono che conflittieventi climatici estremiinstabilità macroeconomica e la contrazione dei finanziamenti destinati alla cooperazione internazionale e agli aiuti umanitari rischiano di erodere i progressi conseguiti, rallentando ulteriormente il cammino verso l’eliminazione della fame.
“Il rapporto dimostra che i progressi sono possibili, ma dobbiamo accelerare — ha dichiarato il direttore generale della FAO, Qu Dongyu —. Porre fine alla fame e rendere le diete sane accessibili richiede impegno politicoinvestimenti costanti e politiche efficaci.”
Il quadro si completa con un’analisi della nutrizione materno-infantile anche in questo ambito i miglioramenti procedono troppo lentamente rispetto agli obiettivi internazionali, mentre l’obesità risulta in aumento in molte aree del pianeta.
Per invertire la rotta, le agenzie ONU sollecitano interventi in grado di rendere i sistemi agroalimentari più resilientisostenibili ed efficienti abbattendo i costi lungo le filiere e garantendo a tutti l’accesso a un’alimentazione sana e nutriente.


