Calo generazionale nei veterinari del SsN: 34% ha oltre 60 anni

Il Conto Annuale 2026 evidenzia che il 34% dei medici veterinari del Servizio sanitario nazionale ha più di 60 anni. Senza l'attivazione delle scuole di specializzazione e senza interventi urgenti del Governo, nei prossimi tre o quattro anni si rischia un serio calo delle competenze necessarie per la sicurezza alimentare e la sanità animale.

Il Conto Annuale 2026 ha messo in evidenza una criticità che riguarda la composizione anagrafica dei medici veterinari del Servizio sanitario nazionale. A Roma, e più in generale sul territorio nazionale, risulta che il 34% dei professionisti in servizio ha oltre 60 anni una soglia che implica l’imminente ingresso in pensione di una quota consistente di personale. Questo elemento non è neutro: influenza direttamente la capacità operativa dei servizi di controllo e prevenzione.

Il contesto si complica perché in molte realtà le assenze di organico non sono state coperte con figure in possesso di titoli specialistici, ma con collaboratori occasionali e gettonisti, spesso privi della specializzazione richiesta o della necessaria esclusività di rapporto. Tale pratica mette in discussione la qualità e l’efficacia dei controlli ufficiali in ambito di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare.

Impatto dell’invecchiamento del personale e proiezioni temporali

La fotografia offerta dal Conto Annuale 2026 non è solo statistica: indica una traiettoria temporale precisa. Con il 34% dei veterinari oltre i 60 anni, nei prossimi tre o quattro anni è verosimile che molte di queste posizioni verranno liberate per pensionamento. Questo scenario crea il rischio di un vuoto generazionale che può tradursi in una riduzione delle capacità di intervento nei servizi veterinari pubblici, già alle prese con carichi di lavoro in aumento e organici insufficienti.

Conseguenze operative sui servizi veterinari

La scomparsa progressiva di personale esperto compromette attività critiche: controlli sulle filiere alimentari, attività di prevenzione zoonotica, monitoraggio della salute animale e interventi di sanità pubblica. Senza un adeguato ricambio, il Sistema sanitario nazionale potrebbe faticare a garantire i livelli essenziali di assistenza nel settore veterinario previsti dalle norme di riferimento, esponendo la collettività a rischi di sicurezza alimentare e sanità pubblica.

Sospensione delle scuole di specializzazione e ricadute sul reclutamento

Un elemento aggravante è il blocco delle scuole di specializzazione per veterinari, causato dalla mancata emanazione del decreto governativo necessario ad avviare i percorsi formativi. La sospensione dei corsi ha già compromesso l’anno accademico 2026-2026, e senza una rapida attivazione dei provvedimenti normativi anche le coorti successive rischiano di non completare la formazione specialistica richiesta per accedere alla dirigenza nel SsN.

Effetto sul requisito per i concorsi pubblici

La specializzazione rappresenta un requisito obbligatorio per partecipare a molti concorsi pubblici destinati ai veterinari del servizio sanitario. Se le scuole non riprenderanno l’attività formativa, il bacino di candidati in possesso dei titoli necessari si assottiglierà, limitando la capacità del sistema di assumere professionisti adeguatamente formati e creando una stretta sul reclutamento futuro.

Inoltre, il ricorso sistematico a gettonisti senza i requisiti di terzietà ed esclusività porta a una gestione frammentata delle funzioni, con rischi per la qualità delle verifiche ufficiali e per la credibilità delle attività di vigilanza. L’effetto combinato dell’invecchiamento della forza lavoro e dell’interruzione della formazione specialistica accentua la vulnerabilità dell’intero comparto.

Il quadro delineato dal Conto Annuale 2026 evidenzia la necessità di interventi strutturali per garantire il ricambio generazionale e la formazione dei nuovi specialisti. Senza un’azione tempestiva, la capacità del Servizio sanitario nazionale di mantenere standard adeguati in materia di prevenzione, sicurezza alimentare e tutela della salute pubblica potrebbe risultare compromessa, con impatti diffusi sull’intera popolazione.

Scritto da Emanuele Galli

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