Le malattie infiammatorie croniche intestinali, come il Crohn e la rettocolite ulcerosa rappresentano una sfida complessa per chi ne è affetto. Tra i vari aspetti da considerare, l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale, anche se non esiste una dieta miracolosa in grado di curare queste patologie. Le raccomandazioni dell’European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO) offrono preziosi indicazioni su come gestire l’alimentazione per migliorare la qualità della vita dei pazienti.
La dieta non è una terapia sostitutiva, ma un importante strumento di supporto. Secondo il consenso ECCO 2026, in assenza di indicazioni specifiche da parte di un professionista, le persone con MICI dovrebbero seguire le linee guida per un’alimentazione sana valida per la popolazione generale. Questo approccio rappresenta un cambiamento significativo, poiché l’attenzione si sposta dall’evitare certi alimenti a costruire un piano nutrizionale che sostenga la salute intestinale e riduca il rischio di malnutrizione.
La dieta mediterranea come modello alimentare
Nella fase di remissione la dieta mediterranea emerge come il modello più indicato. Basata su frutta, verdura, legumi, cereali, olio extravergine d’oliva, pesce e frutta secca, questa dieta offre un equilibrio tra fibre, grassi buoni e micronutrienti essenziali. Secondo uno studio prospettico su 693 pazienti con MICI, l’aderenza alla dieta mediterranea è associata a un minore rischio di riacutizzazione e a una riduzione della calprotectina fecale, un biomarcatore dell’infiammazione intestinale.
Tuttavia, è importante sottolineare che la dieta mediterranea non è una cura per l’infiammazione. Le evidenze scientifiche non sono sufficienti per raccomandarla come terapia di induzione per il Crohn o la rettocolite ulcerosa. Il suo valore risiede nella capacità di sostenere un’alimentazione completa e bilanciata, soprattutto durante la fase di remissione.
Gestione dell’alimentazione durante le fasi attive
Durante le fasi attive della malattia, l’obiettivo principale è mantenere un adeguato apporto di energia, proteine, liquidi e sali minerali. La diarrea, il dolore addominale e la perdita di appetito possono rendere difficile l’assunzione di cibo, ma è fondamentale evitare eliminazioni drastiche che possano portare a carenze nutrizionali. Preferire pasti semplici, cotture leggere e alimenti ben tollerati può fare la differenza.
Le fibre non vanno eliminate automaticamente, ma adattate alla tolleranza individuale. Alcuni studi suggeriscono che un’adeguata assunzione di fibre può ridurre il rischio di chirurgia, ma è importante evitare regole assolute. In caso di stenosi intestinali, la gestione delle fibre deve essere discussa con il gastroenterologo.
Miti e realtà sull’alimentazione nelle MICI
Molti pazienti con MICI tendono a eliminare glutine, lattosio e latticini senza una diagnosi specifica. Tuttavia, non ci sono evidenze scientifiche che supportino l’eliminazione di questi alimenti se non in caso di intolleranza certa. Eliminare latticini senza motivo può ridurre l’introito di calcio e altri nutrienti essenziali, soprattutto per chi assume corticosteroidi.
La dieta low FODMAP può essere utile per alcuni sintomi funzionali, ma non è una soluzione per l’infiammazione delle MICI. Può essere considerata quando il paziente è in remissione ma continua ad avere sintomi simili alla sindrome dell’intestino irritabile. È fondamentale distinguere tra sintomi funzionali e infiammazione attiva.
Probiotici, prebiotici e integratori possono essere utili solo in casi selezionati. Non vanno assunti come soluzione generale. Il monitoraggio dell’emoglobina e dello stato del ferro è raccomandato per tutte le persone con MICI, con controlli almeno annuali in remissione e almeno ogni 3 mesi in malattia attiva.
Il supporto nutrizionale è necessario quando dieta e idratazione non bastano a coprire i bisogni del paziente. La malnutrizione e la sarcopenia sono associate a peggiori esiti clinici, inclusi più ricoveri e complicanze post-operatorie. Il supporto nutrizionale può includere supplementi orali, nutrizione enterale o parenterale, ma deve essere prescritto e monitorato da professionisti esperti.
Personalizzare l’alimentazione nella vita quotidiana richiede attenzione ai sintomi, agli esami, alla fase della malattia e alla tolleranza individuale. Tenere un diario alimentare può aiutare a identificare eventuali trigger e a evitare errori comuni. La dieta dovrebbe restare varia, con limitazioni moderate di alcol, bevande stimolanti e cibi ultraprocessati.
La dieta mediterranea rappresenta una scelta strategica, ma è essenziale personalizzare le scelte alimentari in base alle esigenze individuali e sempre sotto la guida di professionisti esperti.


