Gald: la rarissima patologia immunologica sconfitta all’ospedale Sant’Anna di Torino

Dopo la perdita del suo secondo figlio a causa della Gald, Federica ha affrontato una nuova gravidanza con coraggio e determinazione, vincendo contro ogni previsione

La storia di Federica è un esempio di resilienza e speranza. A soli 30 anni, questa giovane mamma di Torino ha dovuto affrontare una delle sfide più difficili che la vita possa riservare: la perdita di un figlio a causa di una rarissima patologia immunologica chiamata Gald, o Gestational Alloimmune Liver Disease.

Dopo aver perso il suo secondo figlio a soli tre giorni di vita nel luglio 2026, Federica ha deciso di non arrendersi e di tentare nuovamente la gravidanza, nonostante il rischio di ricorrenza della malattia fosse elevatissimo, fino al 90%.

La Gald: una patologia rara e devastante

La Gald è una condizione estremamente rara e grave, caratterizzata da un’incompatibilità immunologica tra madre e feto. In pratica, il sistema immunitario materno produce anticorpi che attaccano le cellule epatiche del feto, causando un’insufficienza epatica e multiorgano che, nella maggior parte dei casi, porta alla morte del neonato.

La diagnosi precoce di questa patologia è pressoché impossibile, e quando la gravidanza ne risulta affetta, l’esito è quasi sempre infausto. L’unica possibilità di salvezza per il feto è un trapianto di fegato, ma questa opzione è estremamente rara e complessa.

Per comprendere meglio il meccanismo della malattia, si può fare riferimento ad altre reazioni immunologiche ben più conosciute, come la reazione di una madre gravida con gruppo sanguigno Rh negativo contro il sangue del feto con gruppo sanguigno Rh positivo, oppure la reazione di rigetto di un ricevente di un organo trapiantato.

La terapia sperimentale all’ospedale Sant’Anna di Torino

Dopo la tragica esperienza del luglio 2026, Federica è stata seguita da un’équipe multidisciplinare dell’ospedale Sant’Anna di Torino, composta da ginecologi esperti di patologia ostetrica e neonatologi. La letteratura scientifica proponeva una unica possibilità di cura durante la gravidanza, tentata alcune volte presso centri ostetrici all’estero.

Questa terapia consiste nella somministrazione di flaconi di immunoglobuline umane per via endovenosa, una volta alla settimana, dal mattino alla sera, a partire dal terzo mese di gestazione fino al termine della gravidanza. Nonostante non garantisse il successo, Federica e il suo compagno Luca hanno deciso di affrontare questa sfida con coraggio e determinazione.

Da febbraio 2026, Federica si è sottoposta alla terapia endovenosa e a un continuo monitoraggio delle condizioni cliniche materne e fetali. Una delle sfide che i medici hanno dovuto affrontare è stata rappresentata dal fatto che un’eventuale insorgenza di danno epatico fetale non era comunque individuabile tempestivamente in alcun modo.

Il parto e la nascita di Filippo

La scelta di far nascere il bambino due mesi prima del termine è stata presa in condivisione con i pediatri, come compromesso tra uno stato di benessere fetale documentabile e non ancora inficiato dal potenziale danno, e un’epoca gestazionale prematura ma ben gestibile dalla alta professionalità della équipe neonatologica del Sant’Anna.

Federica ha partorito Filippo con successo il 23 giugno 2026 a 32 settimane di gestazione con un taglio cesareo eseguito dalla dott.ssa Elisabetta Cantanna. Filippo è stato affidato alle cure del reparto di Neonatologia del Sant’Anna e alla Unità di Terapia Intensiva Neonatale, dove è stato sottoposto ad accertamenti che hanno escluso del tutto la presenza di danno immunologico epatico.

“Questa storia a lieto fine testimonia ancora una volta l’eccellenza multidisciplinare dell’ospedale Sant’Anna e del Servizio Sanitario regionale. I nostri professionisti hanno permesso che avvenisse un vero e proprio miracolo della vita, grazie anche alle terapie messe a disposizione e alla tenacia di Federica e Luca”, dichiara Adriano Leli, Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna.

Scritto da Emanuele Galli

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