Lettura quotidiana riduce fino al 33% il rischio di Alzheimer

Una revisione di Cambridge evidenzia che la lettura quotidiana può ridurre di un terzo il rischio di Alzheimer, potenziando il cervello e portando benefici a tutte le età.

Una recente revisione scientifica, guidata dalle neuroscienziate Barbara Sahakian e Christelle Langley dell’Università di Cambridge, ha confermato che la lettura per piacere è più di un hobby: è una vera e propria strategia preventiva contro il declino cognitivo. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con The Queen’s Reading Room, un progetto promosso dalla Regina Camilla per diffondere l’abitudine al libro in Gran Bretagna e oltre.

Il filo conduttore della ricerca è chiaro: stimolare la mente con la lettura modifica in modo misurabile la struttura e la funzionalità del cervello a qualsiasi età, indipendentemente dal background socio-economico o dal genere di testo scelto.

Reading e riduzione del rischio di Alzheimer negli anziani

Lo studio ha analizzato quasi 5.500 partecipanti di età pari o superiore a 55 anni, seguiti per cinque anni. Chi si dedicava regolarmente a letture (libri, riviste, quotidiani) mostrava un tasso di deterioramento cognitivo significativamente più basso e, soprattutto, una diminuzione del 33% nella probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer. Le tecniche di neuroimaging hanno rivelato un aumento del volume cerebrale e della materia grigia nelle aree legate al controllo esecutivo, alla regolazione emotiva e alla cognizione sociale.

Risultati neuroimaging: materia grigia e bianca

Parallelamente, è stata osservata una maggiore densità di materia bianca le cosiddette “autostrade” che collegano le diverse regioni cerebrali. Questo potenziamento della connettività facilita l’elaborazione del linguaggio, la memoria a lungo termine e la flessibilità mentale, creando quella che gli esperti definiscono una “riserva cognitiva” capace di resistere all’invecchiamento.

Benefici della lettura nella prima infanzia e adolescenza

Un altro studio di dimensioni simili, che ha seguito più di 10.000 giovani, ha dimostrato che l’esposizione precoce alla lettura influisce positivamente su più fronti. I bambini che hanno sviluppato l’abitudine al libro mostrano una memoria più solida, una soglia di attenzione più alta e capacità avanzate di problem solving. Il miglioramento si traduce anche in risultati scolastici superiori, sia in materie umanistiche che scientifiche.

Dal punto di vista comportamentale, i giovani lettori riportano livelli più bassi di ansia e impulsività, dormono un numero sano di ore e trascorrono meno tempo davanti a schermi digitali, un dato particolarmente rilevante nella società attuale segnata da un consumo eccessivo di dispositivi elettronici.

Impatto emotivo e sociale: stress, empatia e club del libro

Oltre ai cambiamenti anatomici, la lettura produce effetti immediati sullo stato emotivo. Studi condotti dalla stessa fondazione evidenziano che cinque minuti di narrativa possono ridurre i livelli di stress fino al 20%, generando una sensazione di calma e benessere. L’immersione nelle storie favorisce anche lo sviluppo dell’empatia poiché il lettore si mette nei panni dei personaggi e comprende diverse prospettive.

I book club, come sottolinea la prof.ssa Sahakian, rappresentano un valore aggiunto: offrono occasioni di socializzazione, riducono l’isolamento e mitigano i fattori di rischio psicologico legati alla demenza, soprattutto per gli anziani con mobilità limitata.

Strategie per incentivare la lettura nei giovani

Di fronte al calo delle competenze di lettura segnalato dall’OECD (760.000 studenti in 91 paesi con risultati ai minimi storici), gli esperti invitano a un approccio “gentile”. La dottoressa Langley consiglia di partire da argomenti di reale interesse – videogiochi, serie TV, fumetti o graphic novel – per abbattere la percezione di difficoltà e trasformare il libro in una porta d’accesso.

Scritto da Camilla Pellegrini

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