Strumenti gratuiti e ricerche recenti per l’inclusione dei bambini multilingue

Strumenti gratuiti, test di screening e la potenza dei gesti per sostenere alunni multilingue.

Ogni anno le scuole europee accolgono un numero crescente di alunni bilingui o multilingui. Questa realtà, seppur arricchente, può creare confusione quando un bambino manifesta difficoltà nella lettura, nella scrittura o nella produzione orale. Gli insegnanti devono infatti capire se tali ostacoli sono parte del normale processo di acquisizione di nuove lingue o segnali di un disturbo del linguaggio o dell’apprendimento.

Il progetto europeo MultiLLDs (Detection of Language and/or Literacy Disorders in Multilingual Children) nasce per rispondere a questa esigenza. Finanziato dall’Erasmus+ (KA210) con 60.000 euro, il programma fornisce materiali gratuiti a docenti dell’infanzia, della primaria, a specialisti di sostegno e a logopedisti, con l’obiettivo di separare in modo chiaro l’adattamento linguistico da reali patologie dello sviluppo.

Le risorse operative messe a disposizione da MultiLLDs

Il cuore del progetto è costituito da due strumenti di screening diagnostico indiretto uno per la fascia d’età 4-6 anni e l’altro per 6-9 anni. Ogni strumento è accompagnato da un manuale operativo che indica passo passo come somministrare il test, raccogliere i dati e interpretarli. Accanto ai test, è disponibile una guida pratica per educatori che suggerisce strategie didattiche concrete, attività ludiche e materiali pronti all’uso per gestire classi multilingue.

Le risorse sono pubblicate in inglese, greco e francese, ma le istituzioni scolastiche italiane possono tradurle o adattarle. Oltre al materiale per gli insegnanti, il progetto propone schede informative per le famiglie mirate a dissipare i timori legati al multilinguismo e a spiegare in modo chiaro cosa sia un Disturbo Primario del Linguaggio (DPL) e quando sia necessario ricorrere a una valutazione specialistica.

Come gli insegnanti possono sfruttare gli screening in classe

Utilizzare gli strumenti di screening non richiede attrezzature sofisticate. Il docente, osservando le attività quotidiane – lettura di parole, scrittura di frasi brevi o narrazioni verbali – può registrare i risultati su schede predefinite. Se emergono segnali di possibile DPL (ad esempio errori sistematici nella pronuncia di suoni specifici o difficoltà persistenti nella comprensione del testo), il bambino viene indirizzato a un logopedista per una valutazione clinica approfondita.

Questa procedura anticipa diagnosi errate, evitando che le fasi naturali di acquisizione di una seconda lingua vengano interpretate come patologie. Inoltre, la disponibilità di buone pratiche educative consente al docente di adeguare le lezioni, inserendo attività di rinforzo e di supporto linguistico senza stigmatizzare l’alunno.

Il ruolo dei genitori e dei logopedisti

Le famiglie ricevono materiale informativo che spiega quali aspetti monitorare a casa e come collaborare con la scuola. I logopedisti, dal canto loro, hanno a disposizione i risultati preliminari degli screening, che facilitano una valutazione più mirata e riducono i tempi di attesa per l’intervento specialistico.

Gestualità e sincronizzazione cerebrale: un alleato inatteso

Un recente studio dell’Università dell’Iowa, pubblicato nella rivista Developmental Cognitive Neuroscience ha dimostrato che l’uso simultaneo di parole e gesti favorisce la sincronizzazione neurale tra genitore e bambino. Durante attività di apprendimento, i genitori che accompagnavano le spiegazioni verbali con movimenti delle mani (indicare, mostrare, mimare) hanno osservato onde cerebrali che si alineano in tempo reale, aumentandone l’efficacia comunicativa.

Secondo la prof.ssa Ece Demir-Lira, le onde cerebrali sincronizzate si comportano come due ballerini che danzano all’unisono, mentre le spiegazioni solo verbali mostrano una perdita di connessione progressiva. Il risultato suggerisce che i gesti forniscono informazioni spaziali che il linguaggio da solo non può trasmettere, rendendo il messaggio più chiaro per il bambino.

Applicare questo principio in classe è semplice: l’insegnante può puntare con la mano, modellare con le braccia o utilizzare oggetti concreti mentre spiega concetti matematici o grammaticali. Anche una breve dimostrazione fisica può ridurre l’onere cognitivo sul piccolo cervello, potenziando la comprensione e la memorizzazione.

Scritto da Roberto Capelli

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