Supporto su misura per il cancro: nasce il progetto Prisma a Roma

Un nuovo progetto vuole tradurre la percezione del cancro in un percorso di cura su misura

In Italia si registrano circa 390 mila nuove diagnosi di tumore all’anno più di mille casi al giorno. Dietro a questi numeri si nascondono esperienze uniche: due persone con lo stesso tipo di neoplasia possono vivere la malattia in modo radicalmente diverso, influenzando la qualità della vita e la capacità di seguire le terapie. Per questo motivo la medicina personalizzata sta ampliando il suo campo d’azione, non più solo sul profilo molecolare del tumore, ma anche sul percorso di assistenza che accompagna il paziente.

Il 18 settembre 2026 a Roma è stato presentato Prisma un programma di ricerca avviato dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP). Durante la conferenza, il presidente della fondazione e direttore scientifico dell’IDI-IRCCS, Paolo Marchetti ha sottolineato che «se la terapia si costruisce sul profilo biologico di quella persona, perché tutto ciò che accompagna il trattamento dovrebbe rimanere uguale per tutti?». L’evento ha riunito psicologi, fisioterapisti e oncologi per avviare un percorso che coinvolgerà oltre 100 pazienti con neoplasie solide nel prossimo anno.

Prisma: un percorso di ricerca su misura per più di 100 pazienti

Il progetto prevede l’arruolamento di pazienti in un periodo di dodici mesi, durante i quali verranno raccolti dati clinici e psicologici. Ogni partecipante sarà sottoposto a un colloquio semi-strutturato e a un questionario standardizzato, il Brief Illness Perception Questionnaire (Brief IPQ) volto a catturare le percezioni cognitive ed emotive legate alla malattia. L’obiettivo è capire quali strumenti di supporto – psicologico, riabilitativo, nutrizionale o comportamentale – siano più adatti a ciascuna persona, evitando approcci uniformi che spesso non rispondono alle esigenze individuali.

Strumenti di raccolta: interview e Brief IPQ

Il Brief IPQ esplora nove dimensioni, tra cui le conseguenze percepite, la durata attesa della patologia, il controllo personale, la fiducia nel trattamento e le emozioni associate. Non è inteso a sostituire una valutazione psicologica, ma a far emergere aspetti che altrimenti rimarrebbero nascosti durante le visite cliniche tradizionali. Il dialogo diretto con i pazienti, guidato da professionisti come la psiconcologa Stefania Alfani arricchisce ulteriormente il profilo, fornendo spunti per un intervento mirato.

Il “codice personale”: come si legge la percezione della malattia

Il codice personale non è un nuovo esame di laboratorio né un biomarcatore. Si tratta di una mappa organizzata che descrive come il paziente interpreta la propria condizione: il livello di paura, la percezione di controllabilità, la fiducia nelle cure e l’impatto emotivo della diagnosi. Questa rappresentazione è dinamica: può mutare dopo un intervento chirurgico, durante la chemioterapia o al verificarsi di effetti collaterali. Così, l’assistenza deve essere rivista periodicamente, passando da un singolo assessment a un processo continuo di adattamento.

Linfedema: la sfida di un sintomo cronico

Tra le complicanze che Prisma intende affrontare, spicca il linfedema un gonfiore cronico che si sviluppa quando chirurgia o radioterapia danneggiano il sistema linfatico. Roberto Bartoletti fisioterapista dell’IDI, descrive la condizione come «una realtà che non guarisce e che va gestita per anni, influenzando lavoro, mobilità e relazioni». Il trattamento richiede interventi prolungati – compressione, esercizi terapeutici, cura della pelle e drenaggio linfatico – e la loro efficacia dipende in gran parte dalla capacità del paziente di integrarli nella vita quotidiana. Conoscere il “codice personale” permette di modellare un piano di gestione che tenga conto di fattori pratici, psicologici e sociali.

Verso un’oncologia centrata sulla persona

Il messaggio chiave di Prisma è chiaro: personalizzare la cura significa andare oltre il farmaco. Stefania Alfani osserva che «ogni paziente vive la malattia in modi diversi, e solo comprendendo quella esperienza possiamo offrire un supporto realmente efficace». Il progetto vuole dimostrare che un percorso di assistenza costruito su misura – che includa counseling, nutrizione, attività fisica adattata e gestione del linfedema – può migliorare l’aderenza alle terapie e, Sebbene al momento sia uno studio osservazionale, i risultati potranno aprire la strada a sperimentazioni più ampie e a una pratica clinica realmente centrata sulla persona.”

Scritto da Camilla Pellegrini

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