Colesterolo alto: dieta, integratori o farmaci? Le soluzioni secondo la scienza

Il colesterolo borderline può generare dubbi su come intervenire. Scopri le opinioni degli esperti e le soluzioni più efficaci per mantenere sotto controllo i tuoi valori

Il colesterolo è un argomento che tocca da vicino milioni di italiani. Quando i risultati delle analisi del sangue mostrano valori borderline, spesso ci si trova di fronte a un bivio: modificare la dieta, ricorrere agli integratori o iniziare una terapia con statine? Le opinioni degli esperti sono diverse e spesso contrastanti.

Per comprendere meglio questa complessità, è utile esaminare le posizioni di chi accusa il colesterolo di essere un nemico della salute e di chi, invece, lo difende come una molecola essenziale per il nostro organismo. Fulvio Ursini, professore emerito di Chimica biologica all’Università di Padova, e la giornalista Paola Arosio hanno esplorato queste prospettive nel loro libro Processo al colesterolo.

Le prove dell’accusa: studi scientifici a supporto

Le prime osservazioni sul colesterolo risalgono all’Ottocento, quando si notò la presenza di placche aterosclerotiche durante le autopsie. Tuttavia, è nel Novecento che la ricerca ha fornito prove più solide. Tre studi di popolazione hanno giocato un ruolo cruciale:

  • Framingham Heart Study ha monitorato per decenni migliaia di cittadini di una comunità statunitense;
  • Seven Countries Study ha coinvolto circa 13mila persone in sette nazioni diverse;
  • Progetto Monica dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un monitoraggio internazionale.

Questi studi hanno dimostrato che la riduzione del colesterolo è correlata a una diminuzione di infarto e ictus, e quindi della mortalità. Le linee guida internazionali delle società scientifiche si basano su queste evidenze per stabilire i valori soglia del colesterolo.

La difesa del colesterolo: un ruolo essenziale

Dall’altra parte, i difensori del colesterolo sottolineano il suo ruolo cruciale per la vita. Questa molecola è essenziale per la formazione delle membrane cellulari, la produzione di vitamina D, alcuni ormoni sessuali e la bile, necessaria per la digestione dei grassi. La presenza del colesterolo nelle placche aterosclerotiche non dimostra, secondo loro, che sia la causa del danno.

Osservare che ‘A è spesso presente quando si verifica B’ non significa che ‘A provoca B’. È come notare la presenza di ombrelli quando piove e dedurne che siano loro a causare la pioggia. I difensori sostengono che il danno sia causato dall’infiammazione cronica della parete del vaso, dallo stress ossidativo e da altri fattori come diabete, ipertensione, sovrappeso, fumo.

Dieta, integratori o statine: quale scelta fare?

Di fronte a queste due prospettive, anche il concetto di prevenzione assume significati diversi. Per l’accusa, la priorità è la tutela della salute pubblica: in presenza di valori alterati, intervenire con una statina è una scelta di prudenza per scongiurare patologie cardiovascolari, la prima causa di morte nel mondo occidentale.

Per la difesa, il rischio è una medicalizzazione eccessiva dei soggetti sani, rendendo sfumato il confine tra sano e malato. Si suggerisce di puntare su un’alimentazione ricca di verdura e frutta, con antiossidanti, e sull’uso mirato di nutraceutici come procianidine, glucosinolati, berberina o carotenoidi.

In ogni caso, la decisione terapeutica dovrebbe scaturire da un dialogo informato tra paziente e medico, nel segno di un approccio collaborativo e di una responsabilità condivisa.

Scritto da Roberto Capelli

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