I movimenti quotidiani: il gioco delle (a)simmetrie

di Gianfranco Di Mare

Performance Engineer
 

Insomma coi movimenti nuovi – dicevamo ieri – il cervello cresce, ed aumenta la nostra intelligenza motoria.

Oggi voglio proporvi un curioso gioco che ha il suo bello nel fatto che si può fare da soli, in qualsiasi momento (autobus, pausa pranzo, alle Poste, guidando, nella doccia… ovunque); ci permette di scoprire un mucchio di cose su di noi e di guardarci in una maniera che, forse, non ci sarebbe altrimenti mai passata per il cervello!

Come dicevamo ieri, uno degli aspetti che caratterizzano i nostri gesti è l’economicità: siamo spontaneamente portati ad ottimizzare il rapporto piacere/prezzo dei nostri atti e dei nostri pensieri.

La cosa è meno banale di quello che sembra, perché a seconda di come consideriamo una certa faccenda, il concetto di piacere (o di qualità) può anche cambiare: e possiamo ritrovarci a fare delle cose in maniera apparentemente antieconomica o contraria al “buon senso”. Fortuna che scegliamo inconsciamente…

Facciamo l’esempio di uno studente universitario, che dica “oggi non studio, vado al cinema”: un certo taglio di analisi suggerisce che, se invece studiasse, magari si laureerebbe prima.

Dunque è una scelta antieconomica? Dipende da quale piacere guardiamo: rispetto al piacere di laurearsi prima, in quel momento lui ha dato maggior valore al piacere di pensare ad altro, ad esempio perché si sente stanco e quel pomeriggio non ha voglia di continuare a studiare. Notate che il discorso si può applicare anche se il nostro amico scegliesse di studiare, e dicesse no agli amici che lo invitano ad andare al cinema.

Tutto questo per dire che, a livello neuromuscolare, abbiamo anche delle abitudini: la maggior parte dei movimenti della nostra quotidianità si sono automatizzati sulla base di valutazioni (inconsce, per fortuna…) di qualità/prezzo. Se, infatti,  proviamo a cambiare i nostri gesti ce ne rediamo subito conto. E qui arriva il gioco

Regole del gioco
UNO: Individuate, a vostro piacere, uno o più gesti ormai automatizzati. Vi faccio qualche esempio, solo per rendere il concetto:
infilarsi l’accappatoio/i pantaloni/la gonna ecc.

cominciando sempre dalla stessa gamba aprire le bottiglie con la solita mano prendere/accendere sigaretta/pipa/sigaro con lo stesso gesto fare una nocca alle scarpe con una certa sequenza di movimenti, ed usando le due mani per fare movimenti specifici indossare una cravatta abbottonare/sbottonare un capo di abbigliamento
Occhio, qui si va sul difficile:
scrivere a macchina/al computer lavarsi i denti entrare in automobile …
DUE: Una volta individuato qualche gesto abituale, provate a farlo invertendo la simmetria delle mani, o degli arti inferiori

TRE: divertitevi ad arrivare al punto di saperlo fare in entrambi i modi.

In questo gioco si scoprono tante cose cui solitamente non pensiamo; e poi si trova un modo per divertirsi anche quando siamo costretti all’inazione (code di traffico, fila alla Posta, sala d’attesa…), e si insegnano al nostro cervello un sacco di movimenti nuovi, che lo fanno evolvere sia in senso psichico che neurologico (con la formazione di nuovi percorsi neurali, come dicevamo ieri).
Il miglioramento dell’intelligenza motoria che ne deriva è evidenziato dalla progressiva facilità che troviamo nel fare un movimento che, inizialmente, ci sembra magari del tutto estraneo: una volta automatizzato, sembra invece strano che non riuscissimo a farlo…

Due meccanismi fondamentali alla base di questa progressiva eleganza del nuovo gesto sono l’inibizione neuromuscolare (che progressivamente ci induce ad escludere dal movimento la contrazione di muscoli che non c’entrano) e la facilitazione neuromuscolare (che diminuisce l’entità dello stimolo nervoso necessaria a far compiere una certa contrazione ad un muscolo). Si tratta degli stessi meccanismi di apprendimento che fanno fare ad un atleta, ad un acrobata o ad un musicista movimenti di una difficoltà spaziale facendoli sembrare cose di ogni giorno. Il risultato? Eleganza, facilità, automatismo, economicità, efficienza motoria.

Uno dei risultati più paradossali di questo gioco è che può capitare di cominciare a fare un gesto in maniera “invertita”, e finire per abituarcisi così tanto da trovare il nuovo modo più comodo del vecchio! Ma il bello del gioco è avere facilità in entrambi i modi.

Se questo gioco vi piace provatelo, anche un po’ a caso o in maniera non sistematica: e se volete fatemi sapere.. com’è andata!

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