Con l’arrivo dell’autunno, le visite al medico e le richieste di consigli sui farmaci da banco aumentano notevolmente. Febbre, tosse, naso che cola e forte spossatezza vengono spesso etichettati come “influenza”, ma la realtà è più complessa: non tutti i malesseri invernali sono causati dallo stesso virus.
Fabrizio Pregliasco, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio, ha sintetizzato i segni più affidabili per identificare la vera influenza. La sua esperienza clinica e la ricerca virologica hanno portato alla definizione di una triade sintomatica che, se presente contemporaneamente, rende molto probabile la diagnosi di influenza autentica.
I tre elementi distintivi della vera influenza
Febbre improvvisa sopra i 38°C
Il primo indizio è una febbre rapida che supera i 38 gradi Celsius, spesso accompagnata da brividi intensi. Non basta la sola presenza di calore corporeo: è fondamentale considerare la modalità di insorgenza, che nella influenza è tipicamente repentina e destabilizzante, a differenza di forme più lente di altre infezioni respiratorie.
Almeno un sintomo respiratorio
Il secondo criterio richiede la comparsa di almeno un sintomo respiratorio come tosse persistente, mal di gola, congestione nasale o raffreddore. Questi segni testimoniano l’attacco del virus alle vie aeree e, combinati con la febbre alta, costituiscono un pattern riconoscibile.
Disturbo sistemico significativo
Infine, è necessario rilevare un disturbo sistemico evidente: dolori muscolari o articolari, sensazione di stanchezza profonda, malessere generale o la tipica sensazione di essere stati “bastonati”. Quando questi tre elementi – febbre sopra i 38°, sintomo respiratorio e coinvolgimento sistemico – si manifestano insieme, la probabilità di influenza vera è molto alta.
Come distinguere l’influenza dagli altri virus stagionali
Osservare i sintomi non è sempre sufficiente per identificare l’agente patogeno. Il periodo invernale vede la circolazione di numerosi virus respiratori tra cui RSV, metapneumovirus, rhinovirus e il SARS-CoV-2. L’influenza tende a presentare un inizio più brusco e una sintomatologia sistemica più marcata rispetto al RSV o al metapneumovirus, che mostrano evoluzioni più graduali. I rhinovirus, invece, provocano più frequentemente sintomi localizzati e lievi, come semplice congestione nasale.
Il Covid-19 aggiunge ulteriore complessità, poiché può manifestarsi con sintomi respiratori, sistemici o gastrointestinali, e in alcuni casi risulta quasi asintomatico. Per le persone sane con sintomi lievi, l’identificazione precisa del virus non cambia la gestione clinica, ma per soggetti fragili – anziani, pazienti oncologici o con comorbidità – è consigliabile effettuare un tampone. Una diagnosi tempestiva permette di valutare trattamenti antivirali specifici, come il Paxlovid, quando indicati.
Epidemiologia attuale e ruolo della prevenzione
Secondo le previsioni dell’Osservatorio Salute IQVIA, per la stagione 2026-si attendono tra i 12 e i 14 milioni di casi di infezioni respiratorie in Italia, includendo influenza, RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus. Nei mesi più freddi, l’influenza vera tende a dominare, creando un picco di accessi a medici di famiglia e pediatri. I sintomi più frequenti riportati negli ultimi anni sono raffreddore (83 %), tosse (72 %), dolori e malessere (62 %) e febbre sopra i 38° (46 %).
La vaccinazione rimane lo strumento più efficace per ridurre forme gravi e ospedalizzazioni, soprattutto nelle fasce vulnerabili. Anche se solo il 20 % della popolazione si è vaccinata nell’ultimo anno, la consapevolezza sta crescendo: un italiano su tre prevede di vaccinarsi nella prossima stagione, con una maggiore fiducia nella farmacia come punto di accesso. Parallelamente, l’automedicazione responsabile è una pratica diffusa; circa la metà degli italiani affronta i sintomi influenzali senza consultare il medico, facendo affidamento su farmaci da banco consigliati dal farmacista.
Un approccio informato, supportato da eventuali test diagnostici nei soggetti a rischio e da una vaccinazione mirata, è la chiave per gestire al meglio la stagione influenzale.


