La musica è nel nostro DNA

Negli esseri umani la capacità di comprendere la musica è innata tanto che perfino i neonati di pochi giorni di vita sono già in grado di riconoscere e apprezzare le note distinguendo quelle sbagliate.

Che la musica facesse bene al corpo e alla mente era ormai assodato, ma grazie a questa scoperta tutta italiana si aprono ora nuovi possibili scenari di ricerca sul nostro cervello.

Infatti, benché si sapesse benissimo che i bambini possono  risentire degli effetti benefici della musica fin dal grembo materno, non era dato per certo che fossero anche in grado di comprenderne il senso o apprezzarne i dettagli. Si era anzi più propensi a credere che queste capacità si acquisissero o più probabilmente sviluppassero col tempo.

Lo studio dell'Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, pubblicato ora dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), dimostra invece che queste doti iniziano a manifestarsi fin dai primi giorni di vita.

I ricercatori del centro milanese hanno esaminato attraverso la risonanza magnetica funzionale 18 neonati entro i primi tre giorni di vita mentre gli si faceva ascoltare tre diversi brani di 21 secondi: un estratto di una musica per pianoforte e due variazioni di questo, una con alcune note improvvisamente alzate di un tono e l'altro con tutta la melodia alzata di un tono rispetto all'originale. Questa tecnica di imaging permette infatti di vedere quali aree del cervello 'si accendono' mentre sta elaborando le informazioni, in risposta soprattutto a stimoli esterni somministrati dagli sperimentatori come quelli sonori utilizzati nello studio del San Raffaele.

E in questo caso ha evidenziato che per quanto riguarda la musica il cervello di un neonato e quello dell'adulto si comportano allo stesso modo. Durante l'ascolto del brano corretto infatti in tutti i bambini si è attivato l'emisfero destro del cervello, ed in particolare le stesse aree coinvolte nell'ascolto della musica negli adulti, mentre durante l'esecuzione dei brani 'sbagliati', invece, l'attivazione di queste aree è stata minore, mentre si è accesa un'area dell'emisfero sinistro.

Questi risultati dimostrano, secondo quanto scrivono i ricercatori, coordinati da Daniela Perani, che "il cervello dei neonati ha una specializzazione nell'elaborare la musica già dalle prime ore dopo la nascita e che sono già in grado di riconoscere le dissonanze e i cambiamenti dei toni".
La loro ricerca potrebbe mettere dunque fine ai dubbi se la capacità di elaborare la musica sia innata o derivata per apprendimento dall'ambiente.

Io credo che sotto sotto ce lo aspettassimo un po' tutti, infatti, se non fosse una dote innata sarebbe un po' difficile spiegare l'esistenza di piccoli geni della musica come Mozart o i tanti altri che lo hanno seguito.
Tuttavia, proprio le neuroscienze ci dicono che col cervello vale il principio dell' "usalo o perdilo" (use it or lose it) e io penso che anche Mozart non sarebbe stato Mozart se non fosse stato immerso nella musica fin dalla più tenera età.

La vera scoperta di questo studio sta infatti nell'aver dimostrato che Mozart era Mozart fin dal giorno in cui è nato. Chissà quindi che dolore per lui subire suoni e brani stonati senza poter nemmeno protestare, visto che per la parola ha dovuto aspettare qualche anno. Poi però si è rifatto bene, per la gioia dei colleghi.

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