Ogni anno, il 22 luglio viene dedicato al World Brain Day per richiamare l’attenzione globale sull’importanza della salute cerebrale. In Italia la Società Italiana di Neurologia promuove iniziative pubbliche, tra cui l’illuminazione di monumenti e palazzi istituzionali a Roma per sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’accesso alle cure e sulla prevenzione delle malattie neurologiche.
Le cifre internazionali rendono evidente la portata del problema: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità oltre una persona su tre convive con una patologia neurologica. Di fronte a questi numeri, aumentano le esigenze di diagnosi precoce, servizi specialistici e strategie di prevenzione a livello nazionale e locale.
Iniziative italiane per il World Brain Day e il tema dell’accesso
La campagna promossa dalla World Federation of Neurology per il World Brain Day pone al centro il concetto di accesso alle cure. In Italia, la Società Italiana di Neurologia partecipa attivamente alla giornata con eventi divulgativi e momenti simbolici: verranno illuminati edifici istituzionali a Roma, incluse le sedi della Camera dei Deputati del Senato e del Governo per sottolineare che la disponibilità di terapie e servizi specialistici non è omogenea sul territorio.
Il tema scelto per la campagna evidenzia un paradosso: nonostante i progressi scientifici, la possibilità di ricevere un’adeguata assistenza varia per reddito, area geografica e presenza di neurologi. In Italia, ad esempio, i centri più specializzati sono concentrati in alcune aree e le liste d’attesa rimangono un ostacolo all’accesso tempestivo alle cure.
Aumento del carico di malattia dal 1990 e impatto delle patologie legate all’età
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità dal 1990 il carico complessivo di disabilità, malattia e morte prematura dovuto alle patologie neurologiche è aumentato del 18%. «L’incremento più marcato riguarda le malattie legate all’età» dichiara Mario Zappia, presidente della Società Italiana di Neurologia, spiegando come l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’aspettativa di vita abbiano contribuito a questa tendenza.
Alzheimer, altre forme di demenza, Parkinson e ictus sono tra le condizioni che più incidono sull’autonomia delle persone e sulla qualità della vita delle famiglie. Per frequenza e impatto, rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari richiedendo un potenziamento della diagnosi precoce, un approccio multidisciplinare e un migliore accesso alle terapie innovative.
Dati su ictus e demenza e fattori di rischio modificabili
I numeri mostrano che molte cause di danno cerebrale sono collegabili a fattori su cui è possibile intervenire: fino all’84% dei casi di ictus è legato a fattori di rischio modificabili, con l’ipertensione arteriosa in posizione primaria; inoltre circa il 15% delle demenze è associato a livelli elevati di glicemia. Anche il fumo, l’inquinamento atmosferico e altri fattori cardiovascolari aumentano il rischio di sviluppare malattie neurologiche.
Prevenzione quotidiana e misure raccomandate dopo i 50 anni
Di fronte a questi dati, la prevenzione diventa un’arma concreta. «Oggi sappiamo che molte malattie neurologiche possono essere prevenute, ritardate o affrontate con più efficacia grazie alla diagnosi precoce, al controllo dei fattori di rischio e all’adozione di stili di vita salutari» afferma Mario Zappia, sottolineando come le scelte quotidiane influenzino il rischio a lungo termine.
Non esiste un singolo rimedio miracoloso: la protezione del cervello dipende da un insieme di comportamenti. Tra i gesti chiave raccomandati figurano il monitoraggio della pressione arteriosa il controllo del diabete e del colesterolo il non fumare, un’alimentazione di tipo mediterraneo e la pratica regolare di attività fisica. Dopo i 50 anni queste abitudini diventano ancora più importanti per ridurre il rischio di declino cognitivo.
Oltre ai fattori fisici, la dimensione sociale e cognitiva è cruciale: il mantenimento di una vita sociale attiva e l’impegno in attività che stimolano l’apprendimento possono rafforzare la riserva cognitiva. Proteggere l’udito e la vista e preferire esercizi mentali che implicano nuove competenze (imparare una lingua, suonare uno strumento) sono azioni con benefici documentati.
Infine, va considerato l’impatto dell’inquinamento atmosferico sul cervello: studi recenti collegano l’esposizione a un maggior rischio di ictus e declino cognitivo. Quando possibile, svolgere attività fisica in ambienti verdi o lontano dal traffico intenso è una misura prudente per ridurre questo rischio.
In occasione del World Brain Day, le iniziative di sensibilizzazione in Italia e i messaggi delle istituzioni mirano a trasformare la consapevolezza in azioni concrete: dalla diagnosi precoce all’accesso equo alle cure, fino alla promozione di stili di vita che proteggono il cervello giorno dopo giorno.


