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Il 16 Aprile 2026 le redazioni italiane tornano a fermarsi: è la terza giornata di mobilitazione del periodo indetta dalla Federazione nazionale della Stampa italiana. Dietro lo sciopero c’e una richiesta netta di rinnovo contrattuale, di un adeguamento salariale e di garanzie per chi lavora con contratti di collaborazione o come freelance. La protesta non è solo simbolica: i professionisti indicano che la qualità dell’informazione dipende anche dalla dignità del lavoro e dalla stabilità economica di chi la produce.
Le ragioni sul tavolo sono molteplici e radicate: il contratto nazionale tra Fnsi e Fieg risulta infatti scaduto da oltre dieci anni, mentre l’inflazione ha eroso potere d’acquisto e i compensi dei collaboratori restano spesso sotto soglia di povertà. Si aggiunge la richiesta di regole chiare sull’uso della intelligenza artificiale e sul riconoscimento economico dei contenuti ceduti alle piattaforme. I giornalisti denunciano inoltre pratiche di dumping contrattuale e un ricorso esteso al lavoro precario che ha abbassato i costi aziendali a discapito delle tutele.
Le richieste principali della mobilitazione
Al centro delle rivendicazioni ci sono il rinnovo del contratto Fnsi-Fieg, il recupero salariale per compensare l’inflazione e l’introduzione dell’equo compenso per i collaboratori e i lavoratori autonomi. I giornalisti chiedono inoltre norme sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella produzione di contenuti, con tutele per gli autori e criteri chiari per la cessione dei diritti. Infine la categoria sollecita un finanziamento del settore che non produca omologazione dell’informazione ma che riporti risorse alle testate, promuovendo sostenibilità economica e qualità professionale.
La mobilitazione territoriale: presidi e piazze
Le Associazioni regionali della Stampa hanno organizzato presidi e sit-in in molte città: a Verona, Milano, Genova, Torino, Ancona, Cagliari, Perugia, Terni, Pescara e Palermo le iniziative hanno lo scopo di spiegare ai cittadini le ragioni dello sciopero e raccogliere adesioni. A Verona la segretaria generale della Fnsi partecipa alla manifestazione in piazza Bra, mentre in molte realtà locali i comitati di redazione promuovono volantinaggi e flash mob per sottolineare l’urgenza del rinnovo contrattuale e la necessità di proteggere i giovani colleghi dal precariato.
Le posizioni di Fnsi e Fieg
La Fnsi sostiene che la dignità del giornalismo passa per il contratto, il recupero salariale e la tutela dei diritti, elementi indispensabili per salvaguardare la qualità dell’informazione pubblica. Gli editori riuniti nella Fieg chiedono invece una modernizzazione delle regole contrattuali per incrementare efficienza e produttività, puntando il dito contro istituti percepiti come rigidi: tra gli esempi citati vi sono il conteggio di ferie e permessi, indennità legate a festività soppresse e maggiorazioni per lavoro domenicale. Entrambe le parti dichiarano la volontà di negoziare, ma resta la domanda se si troverà un terreno comune.
Sostegni sindacali e adesioni alle proteste
Alla giornata aderiscono diverse sigle e redazioni: l’Usigrai annuncia lo stop anche nelle strutture Rai, l’Unione nazionale giornalisti pensionati manifesta solidarietà ai più giovani e invita i pensionati a astenersi da attività lavorative il giorno dello sciopero. Slc Cgil e altre confederazioni territoriali esprimono sostegno alla mobilitazione, sottolineando che senza tutele economiche e contrattuali si mette a rischio la libertà di stampa. Ancora, redazioni come Tg2000 e Pagella Politica hanno confermato adesione per segnalare l’importanza di un contratto aggiornato e di un equo compenso per tutti.
Verso una possibile soluzione
La chiusura della vertenza richiede disponibilità reale al confronto: i giornalisti sottolineano di essere pronti a discutere il futuro del settore, a patto che il rinnovo non sia un semplice maquillage ma includa misure concrete per salario, stabilità e regole su tecnologia e diritti d’autore. Le richieste mirano a coniugare la sostenibilità economica delle aziende con la tutela delle professionalità. Ripristinare una relazione contrattuale fondata su tutele e riconoscimenti appare, per la categoria, la condizione minima perché l’informazione continui a svolgere il suo ruolo democratico.



