Screening oncologici in Italia: il 54% della popolazione esclusa nel 2026

In Italia, oltre 7,6 milioni di persone non hanno aderito agli screening oncologici gratuiti nel 2026. Scopri come le farmacie possono fare la differenza

In un contesto sanitario sempre più complesso, la prevenzione oncologica rappresenta una sfida cruciale per il Servizio Sanitario Nazionale. I dati del 2026, analizzati dalla Fondazione GIMBE rivelano una situazione allarmante: il 54% della popolazione target, pari a più di 7,6 milioni di persone, è rimasta esclusa dai programmi di screening gratuiti previsti dai LEA.

Questa situazione ha impedito la diagnosi precoce di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose, compromettendo l’efficacia delle terapie tempestive e aumentando i costi per il sistema sanitario. Ma quali sono le cause di questa situazione e come si può intervenire?

Disparità geografiche e tassi di adesione preoccupanti

L’analisi condotta sui dati del Report 2026 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) evidenzia un profondo divario geografico. Mentre il Nord del paese mostra tassi di adesione incoraggianti, il Mezzogiorno registra numeri drammatici. La Calabria in particolare, è fanalino di coda in tutti e tre i programmi monitorati: mammella, cervice uterina e colon-retto.

Un dato particolarmente preoccupante riguarda lo screening del colon-retto, che a livello nazionale registra la partecipazione più bassa, con una media del 33,3%. In Calabria, la situazione è ancora più critica, con un picco negativo del 4,5% di adesione.

La farmacia di prossimità come snodo fondamentale

In questo scenario di forte frammentazione territoriale, la farmacia di prossimità emerge come uno snodo fondamentale per superare le barriere d’accesso e incrementare le adesioni, soprattutto per lo screening del colon-retto. Questo tipo di screening si basa sulla ricerca del sangue occulto nelle feci, un test semplice e non invasivo.

Il modello della Farmacia dei Servizi ha dimostrato, in diverse regioni virtuose, come la possibilità di ritirare e riconsegnare il kit per lo screening direttamente nella farmacia sotto casa possa abbattere drasticamente le resistenze dei cittadini. Evitando code e passaggi burocratici complessi presso le ASL la capillarità delle farmacie sul territorio, specialmente nei piccoli comuni e nelle aree interne, può fare la differenza nel riportare i pazienti all’interno dei percorsi di prevenzione organizzati e standardizzati dal Servizio Sanitario Nazionale.

Educazione al banco e nuove fasce d’età

Il report della Fondazione GIMBE mette in luce anche un problema di natura culturale: la scarsa conoscenza dei programmi gratuiti e la tendenza a preferire i controlli spontanei, che tuttavia non garantiscono la presa in carico e la continuità assistenziale in caso di positività. Inoltre, con il progressivo ampliamento delle fasce d’età destinatarie degli screening, sostenuto dalla Legge di Bilancio 2026 la platea da raggiungere si fa ancora più vasta.

Il farmacista figura professionale di massima fiducia e quotidianamente a contatto con i cittadini, è chiamato a essere un vero e proprio promotore di salute. Sfruttando il momento del consiglio o della dispensazione dei farmaci, può informare i pazienti delle fasce target sull’importanza della prevenzione secondaria attraverso gli screening gratuiti, spiegare il funzionamento dei test e indirizzarli correttamente verso i programmi di prevenzione, contribuendo in modo determinante a salvare vite umane.

Scritto da Roberto Capelli

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