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Fallimento dei provvedimenti sulla casa e clamore per elezioni anticipate

Sánchez subisce una clamorosa sconfitta in Congresso e le strade di Madrid esplodono di richieste di voto anticipato.

Il Parlamento spagnolo ha accompagnato la mattinata di ottobre con due votazioni decisive: la conversione in legge dei decreti d’emergenza destinati a frenare gli sfratti e a regolare gli affitti in aumento. Entrambi i testi sono stati respinti, segnando una battuta d’arma per l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez. Il primo decreto ha chiuso con 178 contrari e 172 favorevoli, il secondo con 184 voti contrari contro 166 a favore. La sconfitta evidenzia l’instabilità della cosiddetta fragile maggioranza che il socialista mantiene grazie a pochi alleati di minimaanza.

Bocciata la conversione dei decreti di emergenza abitativa

Le forze di centro-destra, in particolare il partito catalano Junts de Catalunya hanno giocato un ruolo decisivo: guidate da Carles Puigdemont, hanno votato contro entrambe le proposte. Junts aveva anticipato il suo rifiuto, presentando un testo alternativo più favorevole ai proprietari, suscitando un nuovo dibattito sul ruolo degli affitti turistici e sulle misure di tutela dei locatari vulnerabili. Accanto a Junts, il Partito Popolare e Vox hanno applaudito il risultato, accusando il governo di aver procrastinato la costruzione di nuove abitazioni e di aver tentato di “risolvere” la crisi con un semplice decreto.

Caso Maricarmen e l’emergenza abitativa

La spinta legislativa era nata dopo la drammatica vicenda di Maricarmen Abascal, un’ottantasettenne sfollata da un appartamento gestito da un “fondo avvoltoio”. Il caso ha acceso la coscienza nazionale, generando un’ondata di manifestazioni. La proposta di legge prevedeva, tra l’altro, il congelamento degli sfratti la limitazione degli affitti stagionali e il rinnovo automatico dei contratti di locazione a tempo indeterminato, misure viste come un tentativo di arginare la speculazione immobiliare.

Reazioni in Parlamento e richieste di elezioni anticipate

Al termine della discussione, il premier Sánchez ha tentato di riavvolgere il dibattito, definendo i decreti «non estremisti» e appellandosi ai colleghi per mettere da parte i calcoli politici e considerare le famiglie in difficoltà. Nonostante il tono solenne, la sua istanza è rimasta priva di consensi. Il vice-presidente del Partito Popolare ha sfruttato l’occasion per denunciare otto anni di inattività del governo socialista nella risoluzione dell’emergenza casa, ribadendo che l’unico modo per abbassare il costo degli affitti è costruire nuovi alloggi. La pressione per un referendum anticipato è ora più forte: molte voci chiedono lo scioglimento delle Cortes e la fissazione di elezioni per il 29 novembre.

Le proteste di piazza: Puerta del Sol e mobilitazione nazionale

Nel cuore di Madrid, la storica Puerta del Sol ospita ancora un presidio permanente: tende, cartelli e una folla che non accenna a smettere. Il Comitato delle Inquiline, coordinatore della protesta, ha annunciato manifestazioni simultanee in 22 città per il 3 ottobre, mantenendo viva la pressione su Sánchez. Gli attivisti, tra cui la portavoce del Sindacato degli Inquilini Valeria Racu, denunciano una “politica di mezzogiorno” e dichiarano che “la politica è in strada”. Le loro richieste spaziano da un immediato blocco degli sfratti a una riforma complessiva del mercato immobiliare.

Nel frattempo, Sánchez deve valutare nel fine settimana se convocare o meno le elezioni anticipate. Il risultato del voto parlamentare è stato definito dal governo «molto grave», mentre la popolazione, alimentata da una crisi abitativa senza precedenti, sembra pronta a decidere il futuro politico del Paese nelle urne di novembre.

Scritto da Roberto Capelli

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