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Scontri e incendi nelle scuole superiori francesi: oltre 600 arresti

Scontri, fuochi e arresti: la rivolta dei licei francesi scuote il Paese.

Da diversi giorni la Francia vive una crisi senza precedenti nei suoi istituti di istruzione secondaria. Gli studenti hanno occupato numerosi licei, trasformando le scuole in punti di tensione dove violenza e incendi si susseguono quotidianamente. L’escalation ha portato a ferite, danni patrimoniali e a un numero di arresti che supera i 600 facendo scattare una risposta urgente da parte delle autorità.

Le proteste più violente: Marseille, Rouen, Nantes e altre città

A Marseille, il Liceo Victor Hugo è diventato il simbolo della crisi. Preside, vicepresidente e altri dirigenti sono stati aggrediti all’interno dell’edificio e cosparsi di benzina, mentre l’ingresso è stato appiccato. Nello stesso giorno, un camion dei vigili del fuoco è stato circondato e incendiato davanti al Liceo Saint-Exupéry. A Rouen, due presidi sono rimasti feriti quando le fiamme hanno avvolto il Liceo Blaise-Pascal; anche il Liceo Elisa-Lemonnier di Petit-Quevilly ha subito aggressioni. A Nantes, il Liceo Nelson Mandela è stato investito da un incendio che ha rapidamente consumato la struttura. Altri centri, come Lione (Liceo Ampère), Nizza (Liceo Albert-Calmette) e Parigi (almeno 14 scuole), hanno registrato incendi o blocchi totalizzanti.

Stato dei danni e delle vittime

Secondo le autorità, più di 119 persone – studenti e personale scolastico – hanno riportato ferite di varia gravità; tra questi figurano anche i presidi di Rouen, feriti da tagli e colpi. Le forze dell’ordine hanno contabilizzato 83 feriti alcuni dei quali in seguito a presunti colpi di LBD. Inoltre, i trasporti pubblici di diverse metropoli (Parigi, Strasburgo, Lione) sono stati sospesi per impedire ulteriori aggressioni a conducenti e passeggeri.

Reazione istituzionale: vertice di crisi, misure di sicurezza e indagini

Il premier Sébastien Lecornu ha convocato un vertice di crisi a Matignon, chiedendo ai ministri di rimandare tutti gli spostamenti ufficiali fino al lunedì successivo per concentrare le risorse delle prefetture sulla gestione dell’emergenza. Il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato una serie di incontri con sindacati, genitori e rappresentanti studenteschi per “ascoltare le richieste e formulare risposte concrete”. Parallelamente, il ministro della Giustizia Gerald Darmanin ha ordinato una videoconferenza urgente con i 36 procuratori generali per coordinare una risposta penale ferma contro le violenze.

Indagini e operazioni di intelligence

Le forze di intelligence hanno dichiarato che il movimento di blocco sarebbe una “manovra organizzata” da La France Insoumise e da referenti di estrema sinistra, definendola una forma di “violenza urbana”. Tuttavia, il coordinatore del partito LFI, Manuel Bompard, ha respinto l’accusa, definendo il fenomeno manifestazione spontanea nata dall’esasperazione per classi sovraffollate, mancanza di insegnanti e edifici degradati. Il dibattito si è ulteriormente accresciuto con le accuse dell’ex leader del partito di estrema destra, che ha suggerito di attribuire i costi dei danni al partito di sinistra.

Dimensione politica e sociale del conflitto

Il clima di tensione ha coinvolto anche i leader politici. Marine Le Pen ha denunciato le proteste come “sommosse organizzate da professionisti” e ha chiesto l’adozione di una legge più severa contro i “casseurs”. Dal canto suo, la France Insoumise ha invitato il governo a non ricorrere al “complottismo” e a riconoscere le reali difficoltà del sistema scolastico. Nel frattempo, i sindaci di diverse città – tra cui Emmanuel Grégoire di Parigi – hanno segnalato aggressioni a veicoli di polizia municipale, con ferite alla mano e al volto degli agenti.

Le autorità continuano a monitorare gli sviluppi, mentre la popolazione osserva con apprensione la possibilità di ulteriori escalation.

Scritto da Roberto Capelli

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