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Tajani sotto pressione: l’opposizione chiede spiegazioni sulla sentenza Regeni

Il verdetto su Regeni riaccende il dibattito: l’opposizione rimprovera Tajani per aver detto che non è stato condannato l'Egitto.

Il 29 settembre 2026 la Corte d’Assise di Roma ha emesso il primo grado di giudizio sul caso Giulio Regeni, un ricercatore italiano scomparso in Egitto nel 2016. La decisione ha condannato a dieci anni tre membri dei servizi segreti egiziani per il sequestro del giovane, mentre l’accusa di omicidio non è stata ritenuta provata. Il giudice ha assolto il generale Tariq Sabir e ha riconosciuto il ruolo degli altri imputati come parte di un apparato di sicurezza statale, ma ha evitato una condanna collettiva contro lo Stato egiziano.

Dettagli della sentenza e dei protagonisti giudiziari

Gli imputati condannati sono i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, tutti legati al servizio di intelligence egiziano. Il loro riconoscimento di colpevole riguarda esclusivamente il sequestro di Regeni, non l’omicidio, per il quale la Corte ha ritenuto insufficienti le prove. Il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, ha sottolineato che gli uomini hanno agito “in nome dello Stato egiziano”, evidenziando la difficoltà di ottenere collaborazione da Alessandria al Cairo durante le indagini.

Riflessi sulla diplomazia italiana

Il verdetto ha inevitabilmente riaperto la questione delle relazioni tra Italia e Egitto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha commentato subito la decisione dichiarando che “non è stato condannato l’Egitto, ma tre persone”. Ha aggiunto che il Parlamento vedrà gli sviluppi dei gradi successivi di giudizio, ma ha evitato di attribuire responsabilità diretta allo Stato egiziano, suscitando una forte reazione da parte dell’opposizione.

L’attacco dell’opposizione alle parole di Tajani

Il Partito Democratico il Movimento 5 StelleAlleanza Verdi & Sinistra e Azione hanno chiesto che il ministro si presenti in Aula per spiegare la posizione del governo dopo la sentenza. Il PD ha definito le sue dichiarazioni “vergognose”, mentre Italia Viva è salita al ritmo chiedendo le dimissioni di Tajani, definendole “indecenti”. Le critiche si sono concentrate sul fatto che il ministro ha separato la responsabilità individuale dei tre agenti da quella dello Stato, una distinzione ritenuta insufficiente da chi chiede una risposta diplomatica più forte.

Richieste parlamentari e posizioni dei partiti

Elly Schlein, segretaria del PD, ha definito la sentenza “storica” e ha sottolineato che rappresenta un faro di speranza contro l’impunità di regimi autoritari. Gianni Cuperlo ha accusato il governo di “reticenza e irresponsabilità” per la visita di Tajani al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, definendo tale gesto un appoggio a una dittatura che ha ostacolato la ricerca della verità. Italia Viva, dal canto suo, ha trasformato la critica in una richiesta di dimissioni, affermando che il ministro non ha mostrato la dignità necessaria di fronte a un caso emblematico come quello di Regeni.

Nel complesso, la polemica si concentra sulla differenza tra la condanna di tre individui e la mancata condanna dello Stato egiziano. Mentre la Corte ha riconosciuto che gli imputati erano “legati allo Stato”, l’opposizione chiede una risposta politica che rifletta questa affermazione, chiedendo al governo di riconsiderare i rapporti diplomatici con il Cairo alla luce delle prove emerse durante il processo.

Scritto da Roberto Capelli

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