Il 29 settembre 1994, la famiglia Green – Nicholas, i genitori Reginald e Maggie e la sorellina – percorreva l’autostrada Salerno-Reggio Calabria diretto verso una vacanza in Sicilia. Un gruppo armato, legato a una cosca locale, aprì il fuoco sull’auto. Il colpo colpì gravemente il piccolo di 7 anni, che morì il primo ottobre al Policlinico di Messina. La tragedia scandì gli ultimi minuti di una vacanza, ma il gesto che ne seguì ha trasformato la perdita in un messaggio di speranza per l’intera nazione.
La decisione di donare: un atto che ha salvato cinque vite
Reginald e Maggie Green, nonostante il dolore, scelsero di donare gli organi e le cornee di Nicholas. La donazione di organi consentì a cinque persone di ricevere un trapianto salvavita – tra cui Maria Pia Pedalà, recentemente diventata nonna – e restituì la vista a due pazienti grazie alle cornee. In un’intervista, Reginald ha ricordato che “la cosa migliore che gli italiani possono fare in sua memoria è continuare ad aiutare i pazienti che morirebbero senza un trapianto”. Il gesto fu premiato con una medaglia di onorificenza conferita dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e con la dedicazione di giardini, scuole e vie a nome di Nicholas.
L’«effetto Nicholas»: dal 1994 a oggi una rivoluzione nella donazione di organi
Nel 1994 l’Italia registrava uno dei tassi più bassi di donazione di organi nell’Unione Europea. Tuttavia, la risonanza mediatica e la commozione collettiva generate dal caso Green hanno innescato quello che i media hanno chiamato l’«effetto Nicholas». Nei dieci anni successivi, il numero di donatori è quasi quadruplicato, portando il Paese tra i leader mondiali nel campo dei trapianti. Il fenomeno è stato narrato in un documentario Rai del 2025, confermando come una singola storia possa influenzare politiche sanitarie e comportamenti sociali.
Le iniziative commemorative e il futuro della solidarietà
Ogni anno, il Policlinico e l’Università di Messina organizzano il convegno internazionale “DonArte”, previsto dal 4 al 6 ottobre, per approfondire le tecniche di trapianto e promuovere la cultura della donazione. Il 6 settembre, le associazioni Libera e Fiab hanno coordinato una pedalata che ha collegato Chiavari a Sestri Levante, omaggiando sia i 38 anni dalla nascita di Nicholas sia le altre vittime della mafia. Il Comune di Bivongi, che 32 anni fa pianificò un ampio parco pubblico in suo onore, ha appena commissionato una scultura per mantenere vivo il ricordo. Queste iniziative dimostrano che il cuore generoso dell’Italia continua a trasformare il dolore in azioni concrete, salvando migliaia di vite.
Reginald Green, oggi novantasettenne, percorre ancora il percorso della sua vita con lo scopo di diffondere il messaggio di Nicholas. La sua testimonianza è un monito costante: la solidarietà nasce dal ricordo e dalla capacità di trasformare la tragedia in speranza. Il caso Green resta una delle pietre miliari della storia sanitaria italiana, ricordandoci che dietro ogni trapianto c’è una storia di vita, di perdita e di rinascita.


