Riscaldamento Generale / Riscaldamento Specifico

di Gianfranco Di Mare

Performance Engineer
 

Cominciamo, da questo post, ad occuparci della tecnica del riscaldamento. Tralasciando il “rumore di fondo”, parleremo solo delle conoscenze più moderne, aggiornate e scientificamente all’avanguardia.
Una prima, chiarissima, distinzione dev’essere fatta tra riscaldamento generale e riscaldamento specifico.

La distinzione è fondamentale perché, contrariamente a quanto si pensa, il riscaldamento è sempre fortemente specializzato.

Questa peculiarità deriva dal fatto che ogni gesto è, di per sé, altamente specifico: abbiamo fatto diverse volte l’esempio di un sollevatore di pesi che partecipi ad una tappa di montagna di ciclismo: il giorno dopo avrà le gambe a pezzi, anche se quando si allena tira su quintali, ed un fantastilione in acido lattico. Per tacere della sua prestazione deludente…
Per mostrare che voglio bene ai pesisti, voglio specificare che risultati simili si otterrebbero se fosse il ciclista a tentare uno slancio con 200 chili.

Ogni gesto atletico è specifico perché non è solo meccanico, ma biologico: quante e quali fibre muscolari si contraggono in un muscolo, in quali posizioni di partenza e di arrivo e con quale intensità e tensione; quanto il muscolo era prestirato; in che rapporto è il lavoro di quel muscolo rispetto ai muscoli sinergici; che tipo di substrato energetico utilizza quel muscolo per il suo movimento (acido lattico? acidi grassi? ATP?), e con che ritmo contrazione/decontrazione; qual è lo stato dell’irrorazione sanguigna e del drenaggio linfatico durante il lavoro; qual è il tipo di impulso nervoso che lo fa contrarre, e che tipo di segnale propriocettivo torna al sistema nervoso centrale; quanta forza viene espressa su quali angoli di lavoro, e per quanto tempo; quanto il gesto è complesso/difficile per l’atleta; a che velocità si compie il movimento… questi ed altri sono i parametri che possono fare la differenza tra contrazioni muscolari apparentemente equivalenti.

Per ottenere il massimo rendimento in un gesto specifico, non solo dobbiamo ovviamente essere allenati a quel gesto fatto in quel modo, con quelle dinamiche ecc. (vedi sopra): ci interessa anche che durante il riscaldamento tutte le strutture siano state (opportunamente) sollecitate secondo questi parametri. In altre parole, fare cyclette può essere un metodo divertente per far circolare un po’ di sangue in più, ma non può essere un buon riscaldamento per un’attività che non sia..

fare cyclette. Approfondiremo molto bene questi aspetti.

Siamo ora, dunque, in grado di specificare che il riscaldamento generale si occupa principalmente di portare a regime le nostre strutture biomeccaniche (muscoli, tendini, legamenti, pompa sanguigna…) e le strutture energetiche (potenza aerobica, enzimi e coenzimi muscolari, mobilitazione degli acidi grassi e del glucosio…).
D’altro canto, il riscaldamento specifico ci permette non solo di verificare che tutte le strutture sopra citate siano alla massima efficienza agli angoli di lavoro, sulle catene cinetiche e con le dinamiche di interesse, ma anche di rendere più efficaci i gesti e più facili i movimenti complessi, secondo quanto detto ieri.

Nel tempo è stato visto che i migliori risultati si ottengono dedicando a questi diversi aspetti due distinte fasi del riscaldamento. Naturalmente meglio fare dieci minuti di cyclette (e dàgli!…) che non far nulla, ma in questa sede vorrei approfondire il discorso per chi desidera il massimo risultato dal proprio riscaldamento, sia in termini di efficienza del gesto che di tutela delle proprie fisiologie.

Nel prossimo post: il riscaldamento generale. Non mancate.

Image courtesy pianetabici.it

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