Dal 2026 al 2028 l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) avvierà la campagna “Insieme per la promozione della salute mentale negli ambienti di lavoro”. PuntoSicuro, in veste di media partner, accompagnerà la diffusione di informazioni volte a ridurre i rischi psicosociali e a favorire ambienti di lavoro più inclusivi e salutari. L’iniziativa punta a far luce su come lo stress, le pressioni e le forme di violenza possano compromettere il benessere psicologico dei dipendenti.
Obiettivi e strumenti della campagna europea
Il progetto europeo si propone di fornire linee guida pratiche per la valutazione dei rischi legati al clima organizzativo, alle mansioni e alla gestione degli orari. Tra le attività previste vi sono workshop formativi, materiali informativi digitali e la promozione di buone pratiche attraverso casi studio reali. L’obiettivo finale è quello di incoraggiare le imprese a costruire policies preventive, a monitorare costantemente la salute mentale dei collaboratori e a intervenire rapidamente quando emergono segnali di allarme.
Dati globali sui rischi psicosociali
Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) del 2025, i rischi psicosociali costano ogni anno più di 840.000 vite per malattie cardiovascolari e disturbi mentali correlati, provocano quasi 45 milioni di anni di vita persi a causa di disabilità e rappresentano una perdita annua pari all’1,37 % del PIL mondiale. Inoltre, il 35 % dei lavoratori a livello globale supera le 48 ore settimanali, evidenziando come orari prolungati siano un fattore determinante per ictus e patologie cardiache.
Violenza, bullismo e molestie sul lavoro
Uno studio del 2022 dell’ILO in collaborazione con la Lloyd’s Register Foundation rileva che il 23 % dei dipendenti ha subito almeno una forma di violenza o molestia durante la propria carriera, con il bullying psicologico al 18 % dei casi. Questi dati confermano quanto sia diffusa la cultura del silenzio, alimentata dallo stigma e dalla paura di ritorsioni, rendendo fondamentale una valutazione basata su più fonti quali indagini anonime, indicatori organizzativi e momenti di dialogo partecipativo.
Esempi nazionali: Giappone, Francia e Australia
Il fenomeno è evidente anche in contesti nazionali specifici. In Giappone, il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare ha riconosciuto nel 2024 1.304 decessi e disturbi legati al “superlavoro” in crescita rispetto ai 1.108 casi dell’anno precedente. In Francia, la giurisprudenza ha più volte attribuito responsabilità al datore di lavoro per suicidi o tentativi di suicidio innescati da gravi rischi psicosociali non mitigati. L’Australia ha introdotto, attraverso recenti riforme, obblighi di segnalazione per suicidi e tentativi di suicidio, rafforzando la sorveglianza preventiva nei sistemi di salute e sicurezza sul lavoro.
Situazione italiana e la sentenza storica di Torino
In Italia, nel quinquennio 2019-2023 sono state registrate oltre 2.000 denunce per patologie legate al lavoro, con circa 400 casi confermati nel 2024. Sebbene rappresentino solo lo 0,7 % delle tecnopatie denunciate, stress, ansia e depressione rimangono i disturbi più frequenti, interessando in particolar modo le donne (49,9 % delle denunce). Recentemente, il Tribunale di Torino ha emesso, il 20 luglio 2026, una sentenza senza precedenti: l’amministratore delegato di una multinazionale e il responsabile di magazzino sono stati condannati per omicidio colposo per non aver prevenuto lo stress estremo che ha portato un operaio al suicidio nel 2023. Il caso ha evidenziato turni di 14 ore, vessazioni continue e un clima di umiliazione, dimostrando come la responsabilità dei datori di lavoro si estenda anche al benessere psicologico.
Implicazioni normative e prossimi passi
La normativa italiana, con il D.Lgs 81/08, prevede all’articolo 15 la programmazione di misure di prevenzione contro condotte violente o moleste nei confronti dei lavoratori (lettera z-bis). Inoltre, l’accordo Stato-Regioni ha introdotto obblighi di formazione per i dirigenti sulla gestione dei rischi psicologici. Tuttavia, la sfida resta concreta: tradurre queste disposizioni in pratiche operative quotidiane, garantendo che i luoghi di lavoro diventino realmente liberi da stress, violenze e molestie, in linea con la Convenzione ILO 190 del 2019.
La speranza è che datori di lavoro, sindacati, enti pubblici e privati collaborino per trasformare la consapevolezza in azione tangibile, evitando che altre vite siano perse a causa di condizioni lavorative nocive. Solo attraverso una valutazione rigorosa, una formazione adeguata e un impegno condiviso sarà possibile costruire ambienti di lavoro davvero sani.


