Il cannabidiolo (CBD) è tornato al centro dell’attenzione grazie a una recente sentenza del Tar Lazio. Il tribunale amministrativo regionale ha infatti confermato la legittimità del decreto del ministero della Salute del 27, che inserisce le composizioni per somministrazione orale di CBD tra i farmaci soggetti a ricetta medica non ripetibile.
Questa decisione ha un impatto significativo sul mercato dei prodotti derivati dalla canapa sativa poiché impone una maggiore regolamentazione e controllo sulla vendita di tali prodotti. Vediamo insieme i dettagli di questa vicenda.
Il ricorso di CbWeed Srl e le motivazioni del Tar Lazio
La società CbWeed Srl attiva nella vendita di prodotti derivanti dalla canapa sativa, aveva presentato un ricorso contro il decreto del ministero della Salute. La società sosteneva che il ministero non avesse accertato i concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica legati al CBD, né la sua natura di sostanza psicotropa.
Il Tar Lazio, tuttavia, ha respinto il ricorso, sottolineando che la cannabis nella sua interezza rimane classificata come sostanza stupefacente. Il tribunale ha inoltre precisato che le valutazioni scientifiche poste a fondamento del provvedimento impugnato non devono esprimersi sulla natura di sostanza psicotropa o stupefacente della cannabis, ma devono valutare esclusivamente la condizione di dipendenza che può derivare dall’assunzione orale di composti a base di CBD.
Secondo il Tar Lazio, l’Amministrazione, nell’esercizio della sua discrezionalità tecnica sulla base della letteratura scientifica, ha valutato i rischi e ha adottato un provvedimento appropriato, basato sul principio di precauzione. Questo principio mira a scongiurare i rischi potenziali per la sanità pubblica e per la sicurezza senza dover attendere che sia pienamente dimostrata l’esistenza di THC in tutte le preparazioni e la conseguente effettiva situazione di dipendenza.
Il ricorso di Crystal Srl e l’utilizzo del CBD nei cosmetici
Con una sentenza con motivazioni pressoché identiche, il Tar Lazio ha respinto anche il ricorso presentato da Crystal Srl società attiva nella commercializzazione di prodotti naturali. Crystal Srl contestava la circolare del ministero della Salute dell’agosto 2026 riguardante l’utilizzo del CBD nei prodotti cosmetici.
Il tribunale ha ribadito che il decreto del ministero della Salute è legittimo e che le valutazioni scientifiche alla base del provvedimento sono appropriate. Questo significa che anche per i prodotti cosmetici contenenti CBD sarà necessario rispettare le normative imposte dal ministero della Salute.
Il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea
Il Consiglio di Stato ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea il 3 agosto 2026. La Corte è chiamata a chiarire, in base al diritto dell’Unione, se il cannabidiolo in composizione orale sia un farmaco a base di stupefacenti o solo un composto a libera vendita.
Oggetto del rinvio a Lussemburgo non è il decreto Meloni ma il decreto ministeriale Speranza Schillaci del 2026. Tuttavia, il dubbio sotteso è lo stesso e la risposta potrebbe essere estensibile anche al decreto oggetto dei giudizi del Tar. Un responso non di poco conto se si considera che il settore impiega circa 30mila persone.
Il presidente di Canapa Sativa Italia Mattia Cusani, ha accolto con favore il rinvio del Consiglio di Stato a Lussemburgo. “Restiamo in attesa del verdetto della Corte Ue – afferma Cusani – in attesa del quale il decreto resta ‘congelato’.”


