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Dal retinoblastoma alla passione per la danza: la storia di Mattia

Mattia, 26 anni, ha trasformato la perdita di un occhio in una vita di danza e coraggio, indossando la protesi con orgoglio.

Mattia Capasso, ventiseienne originario della provincia di Caserta, è oggi insegnante di educazione fisica e di danza classica e moderna. La sua storia prende avvio nell’infanzia, quando a un anno di età gli fu diagnosticato retinoblastoma un tumore raro che colpisce i bambini sotto i due anni. L’intervento di enucleazione salvò la sua vita, ma gli lasciò una sfida quotidiana: imparare a vivere con una protesi orbitale. Nonostante le difficoltà, Mattia ha costruito una routine ricca di sport, studio e viaggi, dimostrando che la determinazione può superare ogni ostacolo.

La diagnosi precoce e l’intervento salvavita

La prima anomalia fu individuata dalla mamma, che notò un inspiegabile bagliore bianco nell’occhio sinistro del piccolo. Il fenomeno, conosciuto come leucocoria o “occhio di gatto”, è tipico di masse tumorali nella retina. Dopo una serie di approfondimenti, i medici confermarono la presenza di retinoblastoma e consigliarono l’enucleazione per evitare la diffusione. L’intervento, effettuato all’età di un anno, fu eseguito con successo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma garantendo a Mattia la sopravvivenza e aprendo la strada a una vita piena.

Il ruolo della madre e del dottor Antonino Romanzo

Il coraggio di sua madre fu il primo baluardo: senza il suo istinto, la patologia avrebbe potuto passare inosservata. Dopo la diagnosi, il dottor Antonino Romanzo divenne il riferimento principale per la famiglia. Mattia ricorda la gentilezza del medico, la cui esperienza lo ha poi trasformato in una delle autorità internazionali nella cura del retinoblastoma. Il supporto emotivo dei genitori, che evitarono di trasferire loro lo sconforto, creò un ambiente di serenità fondamentale per la crescita del ragazzo.

Crescere con la protesi: scuola, viaggi e danza

Fin dai primi anni di scuola elementare, Mattia partecipò a gite e attività scolastiche accompagnato dalla madre, pronta a intervenire in caso di necessità. Con il passare del tempo, la gestione della protesi divenne naturale: non limitò più le esperienze, né le escursioni né gli sport. La passione per la danza, scoperta in età prescolare, si trasformò in una carriera; oggi Mattia insegna sia classica sia contemporanea, dimostrando che l’articolazione del corpo può andare oltre la percezione di un occhio mancante.

Indipendenza, studio e passaggi di tappa

All’età adulta, la giovane ha conseguito la patente, guidando con sicurezza e senza timori legati alla protesi. Il percorso di studi è culminato con una laurea in scienze motorie, affiancata da un diploma in danza classica e moderna. Tra amicizie, viaggi e impegni professionali, Mattia non ha mai percepito la protesi come un ostacolo, ma piuttosto come un segno di resilienza che lo spinge a valorizzare ogni giorno.

Testimonianza e impegno per altre famiglie

Il dottor Romanzo ha suggerito a Mattia di avvicinarsi all’Associazione italiana per la lotta al retinoblastoma (Ailr). Da allora, Mattia racconta la sua esperienza a genitori di bambini appena diagnosticati, cercando di alleviare le loro ansie. Condivide la sua vita quotidiana – dalla patente alla carriera nella danza – come prova concreta che la condizione non deve definire il futuro. Il suo racconto diventa così uno strumento di speranza, mostrando che è possibile condurre una vita «normale» nonostante la diagnosi.

Ogni 21 dicembre, data dell’intervento, Mattia celebra una seconda nascita, ricordando che la protesi è un elemento prezioso che gli ricorda il valore della vita. Questo anniversario rappresenta non solo la memoria di un momento difficile, ma anche la testimonianza di una crescita costante, di una determinazione che trasforma la vulnerabilità in forza.

Scritto da Camilla Pellegrini

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