Gli alimenti ultra-processati stanno diventando una parte sempre più grande della nostra dieta quotidiana, ma cosa sappiamo realmente dei loro effetti sulla nostra salute? La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE) ha recentemente sollevato un importante allarme riguardo ai rischi associati a questi prodotti, che possono influenzare negativamente il nostro apparato digerente.
In un mondo dove la comodità spesso prevale sulla qualità, è fondamentale comprendere come le nostre scelte alimentari possano influenzare il nostro benessere a lungo termine. Gli esperti stanno mettendo in guardia contro i pericoli di un consumo eccessivo di alimenti ultra-processati, che possono contribuire allo sviluppo di malattie croniche e tumori.
La classificazione NOVA e gli alimenti ultra-processati
La classificazione NOVA sviluppata da un gruppo di studio brasiliano, definisce gli alimenti ultra-processati come ‘formulazioni industriali costituite prevalentemente da sostanze estratte dagli alimenti e combinate con additivi, come emulsionanti, conservanti, dolcificanti e coloranti, con poco o nessun alimento integro residuo’. Questi prodotti includono snack dolci e salati, bevande zuccherate, piatti pronti, carni lavorate e prodotti confezionati.
Secondo la SIGE, il potenziale impatto sulla salute non dipende esclusivamente dal contenuto di zuccheri, sale o grassi. La lavorazione industriale modifica, infatti, le caratteristiche strutturali e chimiche degli alimenti e impiega numerosi additivi, con possibili effetti indipendenti sulla fisiologia dell’apparato digerente.
Le evidenze scientifiche sui rischi per la salute
Le principali evidenze di ricerca indicano che il consumo di alimenti ultra-processati è associato a un aumento del rischio di sviluppare malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn, e la sindrome dell’intestino irritabile. Inoltre, questi alimenti sono stati collegati a un maggior rischio di infezione da Helicobacter pylori e ulcera peptica, nonché a un aumento del rischio di steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD).
Non solo, il consumo elevato di alimenti ultra-processati è stato associato anche a un aumento del rischio di tumori del colon-retto, dello stomaco, dell’esofago, del pancreas e del fegato. Tra i possibili meccanismi biologici alla base di queste associazioni, la SIGE evidenzia gli effetti dei processi industriali e delle temperature elevate che li caratterizzano.
I prodotti di glicazione avanzata (AGEs)
I processi industriali di trasformazione e le cotture ad alte temperature favoriscono la formazione di prodotti di glicazione avanzata (AGEs) molecole che possono promuovere stress ossidativo e infiammazione, contribuendo al danno della barriera intestinale. Secondo Giovanni Sarnelli, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, non disponiamo di strumenti per intervenire in modo significativo sui processi industriali che ne determinano la formazione. Per questo, le raccomandazioni si concentrano sulla prevenzione attraverso scelte alimentari consapevoli.
È opportuno limitare il consumo di alimenti ultra-processati e privilegiare i prodotti tipici della dieta mediterranea, come frutta, verdura, legumi e alimenti fermentati, ricchi di composti bioattivi e antiossidanti che possono contribuire a contrastare gli effetti biologici degli AGEs. Il messaggio non è demonizzare singoli alimenti, ma favorire una dieta varia, equilibrata e basata prevalentemente su alimenti freschi o minimamente processati.
L’impatto degli alimenti ultra-processati sul microbiota intestinale
Le evidenze disponibili indicano che gli alimenti ultra-processati possono alterare l’omeostasi dell’ecosistema intestinale attraverso meccanismi biologici che coinvolgono microbiota, barriera mucosale e risposta immunitaria. Secondo Giovanni Marasco, dell’Università di Bologna, i meccanismi biologici alla base delle associazioni tra consumo abituale di cibi processati e malattie dell’apparato digerente riguardano l’alterazione del microbiota intestinale, o disbiosi, con ridotta diversità microbica, minore produzione di acidi grassi a catena corta ed espansione di specie pro-infiammatorie.
Inoltre, emulsionanti e dolcificanti artificiali aumentano la permeabilità epiteliale, favorendo l’attivazione della risposta immunitaria della mucosa intestinale e processi infiammatori cronici che coinvolgono l’apparato gastrointestinale e la salute globale dell’individuo.
Secondo la SIGE, un’alimentazione sana dovrebbe fondarsi su tre principi: stagionalità, varietà e qualità delle produzioni, nell’ottica del modello alimentare mediterraneo, il cui valore viene ancora una volta ribadito. Parallelamente, la trasformazione agroalimentare dovrebbe valorizzare le materie prime preservandone le caratteristiche nutrizionali e sensoriali.


