Dal 27 settembre 2026, la sostenibilità non sarà più solo una promessa, ma una prova concreta. Le aziende dovranno dimostrare le loro affermazioni ambientali con documenti verificabili. Questo cambiamento è il risultato di una stretta normativa europea che mira a combattere il greenwashing e a garantire trasparenza ai consumatori.
Il fenomeno del greenwashing ha visto un aumento esponenziale negli ultimi anni, con molte aziende che utilizzano un linguaggio tecnico per sembrare più ecologiche di quanto non siano realmente. Questo approccio, noto come epistemia imita la forma della prova senza fornire il contenuto necessario per verificarla. Le nuove regole mirano a porre fine a questa pratica, richiedendo prove documentali per ogni affermazione ambientale.
Le sanzioni per le affermazioni ingannevoli
Un esempio recente di questa stretta normativa è la sanzione di un milione di euro inflitta a un colosso del fast fashion in Italia. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha rilevato che l’azienda non forniva indicazioni sull’approvvigionamento dei materiali, sulla riciclabilità effettiva, sull’inquinamento idrico e sulle emissioni generate da produzione, trasporto e smaltimento. In Francia, la stessa azienda ha subito sanzioni ben più severe, per un totale di 190 milioni di euro.
Questi casi dimostrano l’importanza di avere prove concrete per supportare le affermazioni ambientali. Le aziende che non riescono a fornire queste prove rischiano sanzioni pesanti e danni alla loro reputazione. La nuova normativa europea richiede che ogni affermazione ambientale corrisponda all’oggetto e al perimetro dimostrati da prove documentali.
Le nuove regole per le tintolavanderie
Le nuove regole non riguardano solo i grandi colossi del fast fashion, ma anche settori più piccoli come le tintolavanderie. Con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 20 febbraio 2026, numero 30, le tintolavanderie dovranno fornire prove concrete per le loro affermazioni ambientali. Espressioni come “lavaggio ecologico” o “lavanderia sostenibile” non saranno più sufficienti senza una documentazione adeguata.
Le tintolavanderie dovranno indicare con precisione a quale processo si riferisce ogni affermazione ambientale e conservare la documentazione che lo dimostra. Ad esempio, l’impiego di un detergente certificato o di una macchina efficiente non consente automaticamente di definire “ecologica” l’intera attività. Le insegne con denominazioni come “lavanderia ecologica” dovranno essere supportate da prove concrete o modificate per evitare sanzioni.
Il Public Procurement Act e la sostenibilità negli appalti pubblici
La Commissione europea ha presentato il 9 settembre 2026 una proposta di regolamento destinata a modificare profondamente la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione. Denominato Public Procurement Act il progetto punta a rendere gli acquisti delle amministrazioni più semplici, digitali e strategici. La proposta mira a superare la logica basata prevalentemente sul prezzo più basso, introducendo il miglior rapporto tra prezzo e qualità come criterio ordinario.
La qualità potrebbe comprendere elementi ambientali, sociali, innovativi, di sicurezza e di resilienza. Le amministrazioni potrebbero inserire considerazioni ambientali e climatiche nelle specifiche tecniche, nei criteri di selezione e aggiudicazione e nelle condizioni di esecuzione dei contratti. Questo approccio mira a premiare soluzioni capaci di creare valore nel lungo periodo, anziché limitarsi a individuare l’offerta inizialmente meno costosa.
Il Public Procurement Act dedica un capitolo specifico al Green Public Procurement che include la riduzione delle emissioni, la mitigazione e l’adattamento climatico, la protezione delle risorse idriche, la prevenzione dell’inquinamento, la tutela della biodiversità e la transizione verso un’economia circolare. Le amministrazioni potrebbero premiare prodotti durevoli, riparabili, aggiornabili, riutilizzabili o realizzati con materie prime secondarie.


