Intervento al femore a 102 anni: multidisciplinarietà e recupero

Una donna classe 1924 ha superato con successo un secondo intervento per frattura al femore; il progetto clinico e la presa in carico multidisciplinare mirano al recupero dell'autonomia

ASCOLI PICENO, 29 APR – Una donna nata nel 1924, oggi centodue anni, è tornata in sala operatoria dopo una nuova caduta che le ha provocato una frattura al femore sul lato sinistro. Già due anni prima aveva affrontato un intervento analogo sul femore destro, sempre con esito favorevole, ed era poi riuscita a recuperare buona autonomia grazie a un programma di riabilitazione. In questa fase iniziale i professionisti dell’ospedale hanno valutato con attenzione rischi e benefici prima di proporre il nuovo atto chirurgico.

La gestione del caso è avvenuta presso l’unità di ortopedia e traumatologia dell’ospedale «Mazzoni» di Ascoli Piceno, con l’intervento del team guidato dal primario e l’esecuzione affidata al dirigente medico e alla sua équipe. L’approccio adottato è stato multidisciplinare: prima dell’operazione la paziente è stata sottoposta a una valutazione clinica completa per accertare la stabilità emodinamica e le condizioni generali, elementi ritenuti essenziali per procedere in sicurezza.

Perché intervenire anche in età avanzata

Oggi l’età anagrafica non costituisce automaticamente un ostacolo alle procedure chirurgiche se la situazione clinica lo permette. Gli specialisti coinvolti hanno sottolineato come la scelta di operare sia stata motivata dal desiderio di favorire il recupero della mobilità e migliorare la qualità di vita della paziente. Il concetto di presa in carico multidisciplinare qui significa che chirurghi, anestesisti, fisiatri e infermieri hanno collaborato per minimizzare i rischi perioperatori e ottimizzare il percorso postoperatorio.

Valutazioni preoperatorie e criteri

Prima dell’intervento sono stati eseguiti esami e consulti per valutare il rischio anestesiologico, la presenza di comorbilità e la capacità di sostenere la riabilitazione. Tra gli elementi chiave considerati vi erano lo stato cardiovascolare, la situazione respiratoria e la condizione nutrizionale. Il termine ultracentenaria indica semplicemente una persona oltre i cento anni: in ambito clinico è un fattore da valutare insieme ad altri parametri, non una condanna a rinunciare a trattamenti efficaci.

Il percorso chirurgico e il ritorno alla funzionalità

L’intervento è stato eseguito senza complicazioni e la paziente è stata trasferita in area di sorveglianza postoperatoria. Subito dopo l’operazione è iniziato un programma di riabilitazione assistita con l’obiettivo di ripristinare le capacità deambulatorie e ridurre il rischio di complicanze legate all’immobilità. Il recupero funzionale è al centro del progetto di cura: la priorità è aiutare la persona a tornare quanto più possibile autonoma nelle attività quotidiane.

Ruolo dell’équipe e della organizzazione sanitaria

Il buon esito dell’intervento e il decorso postoperatorio definito incoraggiante sono il risultato dell’impegno congiunto dei professionisti coinvolti. Il direttore sanitario ha evidenziato come la sinergia tra reparti e la competenza degli operatori permettano di affrontare anche situazioni cliniche complesse, ponendo la persona e il suo recupero funzionale al centro. La gestione organizzativa include la pianificazione della riabilitazione e il monitoraggio continuo per prevenire eventuali complicazioni.

Implicazioni e spunti per la pratica clinica

Questo caso mette in luce alcuni principi applicabili in contesti simili: valutare ogni paziente in modo individuale, considerare l’operabilità alla luce delle condizioni generali e non soltanto dell’età, e favorire una presa in carico multidisciplinare che coordini intervento chirurgico, assistenza medica e percorso riabilitativo. Investire nella riabilitazione dopo l’intervento è cruciale per ridurre la disabilità residua e migliorare la qualità di vita.

La paziente resta sotto osservazione e il suo decorso è definito incoraggiante; l’obiettivo a breve termine è completare il programma di riabilitazione e lavorare per il pieno recupero dell’autonomia. Questo episodio rappresenta un esempio concreto di come professionalità, organizzazione e attenzione alla persona possano portare a risultati positivi anche in età molto avanzata.

Scritto da Martina Colombo

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