In Basilicata si accendono le proteste contro l’introduzione del ticket di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche. La decisione della Giunta regionale ha scatenato la reazione dei sindacati, che organizzano un flash mob a Potenza per il 31 agosto.
La misura, che entrerà in vigore dal 1 settembre, è stata criticata duramente dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil Basilicata nonché dai sindacati dei pensionati Spi Cgil, Cisl Fnp e Uil Pensionati. Secondo i sindacati, questa scelta graverà pesantemente sulle tasche dei cittadini, già duramente colpiti dal caro vita.
Le motivazioni della protesta
Il flash mob è previsto per le ore 10 di lunedì 31 agosto davanti al Palazzo della Regione Basilicata a Potenza. Alla stessa ora, all’interno del palazzo, è prevista una conferenza stampa dell’assessore alla Salute Cosimo Latronico (Fdi).
I sindacati definiscono la scelta della Giunta regionale inaccettabile sottolineando che il ticket di 2,50 euro peserà soprattutto sulle persone più vulnerabili e sugli anziani, che necessitano di cure costanti. Secondo i rappresentanti sindacali, la soluzione per contenere la spesa farmaceutica dovrebbe passare attraverso l’appropriatezza prescrittiva e il maggiore utilizzo di farmaci equivalenti.
“La salute è un diritto che deve essere garantito a tutti”, affermano i sindacati, aggiungendo che la malattia non può essere considerata una colpa. “Chiediamo alla Giunta regionale di revocare la delibera, altrimenti chiameremo i lucani ad una grande mobilitazione a difesa del diritto alla salute”, dichiarano.
Le critiche alla gestione della spesa sanitaria
Secondo i sindacati, la decisione di introdurre il ticket è una scelta miope che scarica le responsabilità gestionali sui cittadini. “Dopo aver utilizzato le risorse del bonus gas e del fondo sociale per coprire il disavanzo di oltre 80 milioni di euro, la Giunta regionale ha scelto di far pagare ai cittadini i costi per contenere la spesa farmaceutica”, affermano.
Il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa critica duramente la gestione della sanità regionale, sostenendo che la Giunta avrebbe dovuto intervenire sui vari sprechi che da sempre attanagliano la sanità pubblica. “, grazie anche alle istanze della Cgil, l’allora governo regionale di centrosinistra abolì il ticket sulla diagnostica, garantendo il diritto alla salute. Questi i fatti, il resto è propaganda”, dichiara Summa.
Summa sottolinea che la scelta di introdurre il ticket è una scelta scellerata che colpirà soprattutto i pensionati e gli anziani, che ogni mese hanno bisogno di almeno 10 ricette. “Governare significa trovare soluzioni e intervenire sui processi di riorganizzazione, non limitarsi a coprire buchi e far pagare ai cittadini la mancanza di programmazione”, conclude.
Le reazioni politiche
Anche i partiti dell’opposizione hanno criticato la decisione della Giunta regionale. Marrese esponente del Partito Democratico, ha definito l’introduzione del ticket “la certificazione del fallimento delle politiche sanitarie del governo regionale guidato da Bardi e dall’assessore Latronico”.
“L’introduzione del ticket fisso di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche rappresenta la certificazione del fallimento delle politiche sanitarie del governo regionale”, afferma Marrese, aggiungendo che la Giunta regionale ha scelto la strada più semplice, quella di chiedere altri sacrifici ai cittadini.
Anche Giuseppe Tragni Tesoriere del Partito Democratico di Matera, ha criticato la decisione, definendola “un atto ingiusto che colpisce direttamente le tasche dei lucani”. “Le giustificazioni dell’assessore Latronico, che scarica la colpa sui vincoli imposti da Roma, sono inaccettabili”, dichiara Tragni.
Tragni sottolinea che i conti della sanità lucana sono in profondo rosso a causa di anni di cattiva programmazione e gestione non oculata. “Questo nuovo balzello colpirà oltre 160.000 cittadini, in particolare le famiglie lavoratrici e chi non ha esenzioni totali”, conclude.
La protesta dei sindacati e delle opposizioni riflette un malcontento diffuso tra i cittadini lucani, che vedono nella decisione della Giunta regionale un ulteriore aggravio economico in un periodo già difficile.


