Statine: riducono il rischio di demenza fino al 15%

Le statine, farmaci comunemente usati per abbassare il colesterolo, potrebbero offrire una protezione significativa contro la demenza. Scopri come e perché.

Le statine, quelle pillole tanto diffuse per combattere il colesterolo alto, potrebbero rivelarsi un’arma segreta nella lotta contro la demenza. Uno studio recente ha infatti dimostrato che l’uso precoce di questi farmaci può ridurre il rischio di sviluppare demenza fino al 15%. Una scoperta che apre nuove prospettive nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.

Presentato al Congresso annuale della Società Europea di Cardiologia (ESC) a Monaco di Baviera e pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe lo studio ha seguito per 15 anni un campione di 132.585 cittadini danesi con diabete di tipo 2. I risultati sono stati sorprendenti: chi ha iniziato la terapia con statine ha visto una riduzione del rischio relativo di demenza del 15% nell’arco di 10 anni.

Statine e cervello: i risultati dello studio

Lo studio, condotto dal dottor Tummas Ternhamar dell’Ospedale Universitario di Copenaghen ha evidenziato che l’inizio precoce della terapia con statine è fondamentale. Anche un trattamento tardivo ha mostrato un’efficacia, riducendo il rischio del 10%. I risultati sono stati sovrapponibili sia negli uomini che nelle donne.

«La nostra ricerca sostiene l’idea che il rischio di demenza vada affrontato agendo contemporaneamente su più fattori, e che il colesterolo debba rientrare a pieno titolo in questo elenco», ha spiegato il dottor Ternhamar. «Le linee guida della The Lancet Commission raccomandano già di identificare e trattare l’eccesso di colesterolo LDL a partire dalla mezza età. I nostri dati aggiungono un tassello cruciale: il fattore tempo è fondamentale, agire presto garantisce una protezione migliore».

Il legame tra cuore e cervello

Le statine agiscono riducendo i livelli di colesterolo LDL nel sangue, ostacolando la formazione delle placche aterosclerotiche nelle arterie. Questo meccanismo protegge non solo il cuore, ma anche il cervello. «Il colesterolo LDL elevato favorisce l’aterosclerosi cerebrovascolare, gli ictus ischemici e la riduzione dell’afflusso di sangue al cervello, provocando danni progressivi al tessuto cerebrale», ha chiarito Ternhamar.

Mantenere pervie e flessibili le arterie che nutrono il cervello consente di preservare l’ossigenazione dei neuroni nel lungo periodo. Un’interpretazione accolta con grande interesse dalla comunità scientifica internazionale. La professoressa Isabel Goncalves del comitato di comunicazione dell’ESC ha sottolineato: «Trattandosi di farmaci ampiamente disponibili ed economici, questi risultati hanno una portata potenziale enorme per la Salute pubblica».

Prevenzione integrata: il futuro della salute cerebrale

Pur trattandosi di uno studio osservazionale, l’evidenza clinica si inserisce in un filone di ricerca sempre più solido che lega la salute vascolare a quella neurodegenerativa. «Questo studio rafforza un concetto chiave: ciò che fa bene al cuore fa bene anche al cervello», ha commentato la dottoressa Honorine Lebraud di Alzheimer’s Research UK.

Sulla stessa linea il professor Bryan Williams, responsabile scientifico della British Heart Foundation«I risultati sono assolutamente verosimili e coerenti con i dati dei trial clinici che già mostrano come le statine possano ridurre il rischio di demenza».

La prospettiva futura tracciata dagli esperti è quella di un approccio preventivo a 360 gradi. L’eventuale indicazione alla statina dalla mezza età non sostituisce, ma si affianca a uno stile di vita sano basato su attività fisica regolare, dieta equilibrata e controllo costante della pressione arteriosa.

Scritto da Camilla Pellegrini

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